• 14 Novembre 2021 6:10

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La “mappamundi” di Hereford

Il 23 agosto 1282, a Ferente, vicino a Orvieto, moriva il vescovo di Hereford, Thomas Cantilupe. Già cancelliere d’Inghilterra e dell’università di Oxford, canonico di Londra e di York e consigliere personale di re Edoardo I, Cantilupe fu una delle figure più influenti nella vita ecclesiastica dell’Inghilterra e protagonista di uno scontro durissimo con il suo superiore John Pecham, arcivescovo di Canterbury.

Siamo ancora nell’Inghilterra cattolica del Tredicesimo secolo. Lo scontro verteva sul cosiddetto “pluralismo” ovvero su il diritto degli alti prelati di godere di più privilegi (terre e proprietà legate ai titoli religiosi). Pecham, una volta eletto al soglio di Canterbury, nel 1279, convinto sostenitore dei decreti emanati dal Quarto Concilio lateranense tenutosi a Roma nel 1215 si oppose fieramente alla pratica del pluralismo difesa invece da Cantilupe.

La disputa volse a favore di Pecham quando costui scomunicò nel febbraio del 1282 Cantilupe, costringendolo all’esilio da prima in Francia ed in seguito a Roma. Morto in terra straniera, i resti di Cantilupe furono seppelliti nella sua diocesi di Hereford soltanto nel 1287 dopo molte vicissitudini.

La cosa curiosa è che il visitatore moderno della Cattedrale di Hereford non si preoccupa di fermarsi nei pressi della tomba dell’ex vescovo ma rimane prigioniero del fascino della più famosa “reliquia” della chiesa: la mappamundi di Hereford. Il termine mappamundi viene dal latino mappa (tovaglia o tovagliolo) e mundus (mondo).

All’epoca mappamundi non significava esclusivamente una riproduzione cartografica del mondo o di una regione della terra e ci vorranno alcuni secoli perché questo nome sia associato totalmente alla definizione di una rappresentazione scritta e disegnata della terra.

La mappamundi di Hereford è unica: è una delle mappe più importanti nella storia della cartografia, e la più grande del suo genere sopravvissuta intatta per quasi ottocento anni. È una visione enciclopedica di quello che doveva essere il mondo per un cristiano del XIII secolo; offre un riflesso e una rappresentazione delle convinzioni teologiche, cosmologiche, filosofiche, politiche, storiche, zoologiche ed etnografiche del mondo cristiano medievale.

La sua forma è strana, persino disturbante. Ricorda il disegno di una casetta con il tetto a due spioventi, alta 1,59 metri e larga 1,34 e fatta da un enorme pelle di vitello.

La maggior parte della pergamena contiene una raffigurazione circolare del mondo, rappresentato dentro una grande sfera circondata dalle acque. La distribuzione delle masse delle terre emerse e l’orientazione geografica lasciano straniato e confuso lo spettatore moderno. La terra è divisa in tre parti, identificate in oro sulla mappa come “Europa”, “Asia” e “Affrica”.

La mappmundi di Hereferd mescola rappresentazioni cartografiche, con leggende, mostri, creature fantastiche e citazioni bibliche che attraversano tutto lo scibile e l’immaginario di quel periodo storico. Non si tratta di una mappa nell’accezione moderna, essa è piuttosto un’immagine del mondo definita dalla teologia e non dalla geografia e gli eventi descritti sono correlati ad un tempo biblico piuttosto che ad uno spaziotempo umano.

La mappamundi di Hereford certifica in modo inconfutabile come il cristianesimo sia diventato ormai una religione globale che ha costruito una nuova idea del mondo. Ad un occhio attento è possibile intravedere il definitivo declino della civiltà greco-romana e l’affermarsi prepotente ed inarrestabile del cristianesimo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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