• 10 Novembre 2021 20:06

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Gli alieni ci hanno già “parlato” ma noi non riconosciamo i segnali

Fra i molteplici tentativi di spiegazione del paradosso di Fermi (se ne contano quasi un centinaio) uno di quelli apparentemente più plausibili è che gli extraterrestri ci abbiano già “parlato” ma noi non abbiamo riconosciuto i loro segnali confusi nella moltitudine di “impronte” che, ad esempio, i programmi SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) hanno acquisito nel corso degli ultimi cinquanta anni.

Ogni giorno dalla Terra immettiamo nello spazio un’impressionante quantità di segnali da radar militari, telefoni cellulari, satelliti etc. che producono un enorme “rumore di fondo” in grado di interferire con segnali naturali o artificiali provenienti dallo spazio profondo.

Naturalmente gli astronomi a caccia di CET (civiltà extraterrestri) sono pienamente consapevoli dell’esigenza di schermare le interferenze di origine terrestre durante le loro osservazioni. Ad esempio Zuckermann e Palmer tra il 1972 e il 1976 hanno esaminato oltre 650 stelle vicine, simili al Sole, sulla frequenza di 1.420 Mhz registrando dieci impulsi la cui origine poteva essere artificiale.

Lo stesso accadde con il progetto META tra il 1985 e il 1994. Naturalmente il fatto che alcune decine di segnali non trovino subito una spiegazione naturale non significa necessariamente che siano stati emessi da una civiltà aliena avanzata.

E’ il caso di un forte segnale radio a banda stretta che fu rilevato dall’astronomo Jerry R. Ehman il 15 agosto 1977, mentre lavorava al progetto di ricerca di vita extraterrestre SETI, con il radiotelescopio Big Ear dell’Università statale dell’Ohio. Il segnale che durò ben 72 secondi non fu mai più rilevato ed Ehman stupito dalla sua intensità lo cerchiò in rosso sulla stampa dei tabulati del computer e annotò a fianco il commento «Wow!». Da allora per tutti fu il “segnale Wow”.

Le prime interpretazioni favorevoli ad un’emissione da parte di una CET furono negli anni successivi smentite da una serie di ipotesi naturali fra cui nel 2017 è stata accolta come la più probabile quella avanzata dall’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti che ha stabilito che Wow sia di origine cometaria dovuta al passaggio contemporaneo di due comete, la 266P/Christensen e la 335P/Gibbs che, il 15 agosto 1977, si trovavano in linea con la supposta zona di origine del segnale.

Un ulteriore difficoltà nasce dall’interpretazione dei dati forniti dai telescopi. Molti dei fenomeni che rileviamo e che etichettiamo come naturali potrebbero essere spiegati anche come emissioni di una CET sofisticata. Secondo dei ricercatori di SETI alcune CET potrebbero comunicare tra loro scambiandosi lampi di raggi gamma. Così come un eccesso di infrarossi potrebbe essere il segnale della presenza di una sfera di Dyson. Una sfera di Dyson è una ipotetica enorme struttura di rivestimento che potrebbe essere applicata attorno ad un corpo stellare allo scopo di catturarne l’energia. È stata teorizzata dall’astronomo britannico Freeman Dyson (1923-2020).

Insomma confinati come siamo su un piccolo pianeta roccioso circondato da un’atmosfera tentiamo di dare un senso ai fotoni che catturiamo con i nostri telescopi con grande difficoltà. Detto questo per ogni fenomeno che riusciamo a spiegare con una teoria solida e credibile come fonte naturale, non c’è ragione di rincorrere ardite speculazioni su presunte origini aliene. Ancora una volta è saggio affidarci al rasoio di Occam che ci impone di scegliere, tra più ipotesi possibili, quella più semplice a meno che non sia necessario e utile prendere in considerazione più fattori. 

Dobbiamo augurarci che le civiltà aliene tecnologicamente avanzate emettano segnali inequivocabilmente distinguibili dal rumore di fondo, che siano abbastanza forti perché noi li notiamo e che siano ripetuti con una certa frequenza. Allora si che avremmo delle chance di individuare per la prima volta la presenza di vita intelligente extra terrestre.

Certo sarebbe davvero un peccato se sepolti nei milioni di dati raccolti finora da innumerevoli programmi di ricerca di vita extraterrestre questi segnali fossero già presenti e sfuggiti alla nostra attuale capacità di comprensione.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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