• 3 Giugno 2022 5:34

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La reale mortalità di Covid19 in un rapporto Istat-ISS

Istat ha reso noto in concorso con l’Istituto Superiore della Sanità il reale impatto della pandemia di Covid19 sulla mortalità. Il rapporto si basa su un campione di 6.866 comuni (87% dei 7.904 complessivi). Considerando il mese di marzo, si legge nel report, si osserva a livello medio nazionale una crescita dei decessi del 49,4%, considerando tutte le cause di morte.

Dal primo decesso attribuito ufficialmente a Covid, il 20 febbraio fino al 31 marzo 2020 i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946 nel 2020. L’eccedenza di 25.354 morti è costituita in parte da 13.710 decessi diagnosticati Covid19 mentre gli altri 11.600 sono sospetti casi Covid19 oppure morti riconducibili alla crisi del sistema ospedaliero travolto, soprattutto a nord, nelle prime settimane dell’epidemia.

Il dato nazionale però è il frutto di una profonda disomogeneità territoriale. Ci sono almeno tre distinte aree del nostro paese con una diversa incidenza della mortalità, molto alta quella del Nord Italia, intermedia quella del Centro e bassa quella del mezzogiorno.

In particolare il coronavirus ha mietuto la maggior parte delle sue vittime in 38 province, 37 del Nord più quella di Pesaro-Urbino. Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo in quest’area del paese i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133 ); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati dal Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156). All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia che hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020 rispetto al marzo 2015-2019 a tre cifre sono: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).

Paradossalmente nel Centro-Sud sempre riferendoci allo stesso periodo preso in esame si sono verificati meno morti rispetto alla media degli anni scorsi. In 1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell’1,8% alla media del quinquennio precedente. A spiccare è il dato di Roma, che a marzo fa segnare un -9,4% rispetto alla mortalità media degli ultimi 5 anni: 3.757 morti quest’anno, 4.121 in media.

Il report sottolinea anche come l’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni per i quali i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo, segue la classe di età 80-89 (quasi 2,2 volte di aumento). L’incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età.

In conclusione quindi ai 28.884 morti ufficiali per Covid19 registrati fino ad oggi per avere un quadro più esatto dell’impatto dell’epidemia sulla mortalità dovremmo aggiungere quegli 11.600 decessi in più direttamente o indirettamente collegati alla pandemia in atto che porterebbero il totale fino ad oggi ad oltre 40.000 vittime.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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