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Perché l’app Immuni rischia di essere inutile nella lotta a Covid19…

Il tracciamento dei contagi è una delle attività più importanti quando siamo in presenza di focolai epidemici per i quali non esistono cure certe o vaccini. Ogniqualvolta una persona risulta positiva ad un agente patogeno infettivo si effettuano vere e proprie indagini per risalire alla rete di contatti con il quale il contagiato a interagito allo scopo di verificarne il numero, la probabilità che queste persone hanno di contrarre l’infezione ed attuare le necessarie misure di isolamento e quarantena.

Questa attività è coordinata da attori del sistema sanitario coadiuvati da forze di polizia, di protezione civile e di altre autorità pubbliche. Quando però l’epidemia dilaga, come nel caso di Covid19, il compito di questi “investigatori umani” dei virus diventa proibitivo. Ecco perché molti paesi hanno puntato sulle tecnologie disponibili per avvalersi di un contact tacing digitale, attraverso apposite applicazioni da scaricare sui propri telefonini.

La cosa è però più facile a dirsi che a farsi. In questa sede non mi soffermerò sui cosiddetti problemi di privacy correlati all’uso di queste app. A mio avviso è un dibattito ipocrita e fuorviante. Ognuno di noi è ampiamente tracciato da social network, applicazioni che utilizziamo per prenotare treni, voli,alberghi, ristoranti, altre per ordinare cibo e pizze, dalle carte di credito e da un’infinità di altri software che catturano a volte consapevolmente a volte subdolamente informazioni sulla nostra vita ed i nostri orientamenti.

Il primo problema di queste applicazioni realizzate per tracciare i contagi, che gli esperti ritengono particolarmente utili nel momento in cui si allentano le briglie del lockdown e dell’isolamento sociale, è di natura tecnologica.

Un caso esemplare è quello che sta avvenendo in Australia. Questo grande paese ha bruciato le tappe per avere l’app pronta in coincidenza con l’allentamento delle misure restrittive. Gli australiani hanno in larga misura accolto positivamente l’applicazione scaricandola in massa.
Oltre un milione di persone possessori di Iphone ha scoperto che se ci sono altre app che usano il bluetooth, Covidsafe (così si chiama l’app) entra in conflitto e può dare risultati falsi. Inoltre per ricordare alle persone di accenderla al mattino, ogni notte dal governo arriva a tutti un messaggio.

Questo pasticcio è nato dalla fretta che il governo australiano ha avuto nel terminare quest’applicazione senza aspettare che fosse pronta la soluzione tecnologica proposta da Apple e Google che avrebbe evitato questi conflitti e questa farraginosità. Anche in altri paesi l’esordio del contact tracing digitale non è stato ottimale, come a Singapore dove di fatto l’app è stata scaricata da poche persone ed utilizzata ancora da meno.

Naturalmente questo non significa che questo supporto tecnologico non sia utile e perfino indispensabile. La vera questione però non è l’affidabilità tecnologica delle app, questa si può migliorare e renderla ottimale.

Il problema centrale e qui entra in ballo “Immuni” e l’Italia è la capacità del servizio sanitario regionale di rispondere ad una scoperta sistematica e quantitativamente significativa di nuovi contagiati. Per capire l’entità del problema facciamo un esempio concreto.

Ancora oggi, ogni giorno si scoprono almeno 2.000 contagiati cifra che entrando nella cosiddetta Fase 2 è destinata a salire. Limitiamoci però a considerare soltanto 2000 casi di positività giornalieri al giorno. Ipotizziamo che Immuni funzioni benissimo e che gran parte degli italiani l’ha scaricata coscienziosamente.

Cosa succede quando l’app individua un contagiato? Immuni invia un messaggio di allerta alle persone con cui il contagiato è entrato in contatto nelle due settimane precedenti (il tempo di latenza dell’infezione). Secondo stime prudenziali si tratta di circa 200 persone che il contagiato ha incontrato in famiglia, sul luogo di lavoro, vicino ai cassonetti della spazzatura, in ascensore e così via.

Duecento persone che dovrebbero immediatamente mettersi in isolamento in attesa di un tampone. Ora 2.000 casi nuovi al giorno per 200 contatti medi per ciascun contagiato farebbero qualcosa come 400.000 tamponi al giorno da effettuare in condizioni di sicurezza. Quattrocentomila persone che in attesa dei test dovrebbero entrare in isolamento domiciliare con il rischio che il contagio inter familiare cresca esponenzialmente alimentando l’epidemia. Secondo dati diramati dalla Protezione Civile i posti dove effettuare la quarantena al di fuori del proprio domicilio sono poco più di 10.000 in tutta Italia.

Un impresa titanica. L’Italia che in questi giorni è diventato il secondo paese al mondo per numero di tamponi effettuati nei giorni migliori arriva a farne 65.000. Ecco perché Immuni o come si chiamerà l’applicazione che la task force di esperti ha scelto rischia di rivelarsi inutile nella lotta a Covid19.

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