• 11 Novembre 2021 6:42

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Covid19: I rischi della FASE 2

Negli ultimi giorni sta aumentando la pressione ad una riapertura quanto più generalizzata delle attività produttive e ad un allentamento delle restrizioni di mobilità individuale ancora prima della data del 4 maggio fissata dal Governo. Paradossalmente sono proprio le regioni più colpite dalla pandemia Lombardia, Piemonte e Veneto ad essere in prima fila nella richiesta di una fine del lockdown.

Eppure se leggiamo con attenzione i dati dell’andamento di Covid19 nel nostro paese non abbiamo soverchi motivi per ritenere l’epidemia domata ed i rischi che senza una prudente modulazione e gradualità nella fine del lockdown la curva epidemiologica potrebbe nell’arco di 10-15 giorni tornare ad impennarsi in modo preoccupante. Una cosa è certa non esiste alcuna possibilità di azzeramento dei contagi per tutto maggio.

Diamo un’occhiata ad alcune delle risultanze del periodico rapporto sull’andamento della pandemia redatto settimanalmente dall’Istituto Superiore della Sanità con i dati aggiornati a ieri, 16 aprile 2020.

Esaminando la settimana che va dal 9 al 16 aprile si sono registrati 22.227 nuovi casi di positività registrati dal Servizio Sanitario Nazionale con un incremento del 16,91%. Nello stesso periodo i morti sono aumentati di 3.342 unità (+20,1%) con una media giornaliera di 477 morti al giorno. Le regioni che hanno registrato il maggior numero dei casi nella settimana di riferimento sono state la Sardegna (+25,6%), la Toscana (24,2%) e il Piemonte (+23,6%). Le regioni con meno casi sono state Liguria, Umbria e Basilicata, quest’ultima con un incremento di solo il 2%.

Le indagini epidemiologiche effettuate suggeriscono che nella quasi totalità dei casi l’infezione è stata acquisita in Italia (tutti i casi ad eccezione dei primi tre casi segnalati dalla regione Lazio che si sono verosimilmente infettati in Cina). Il tasso di letalità globale si attesta al 12,6% ed oscilla tra lo 0,3% dei contagiati con meno di 39 anni al 30,2% per gli ultraottantenni.

Al 9 aprile 2020, tutte le province italiane hanno segnalato almeno un caso di COVID-19. I casi si concentrano soprattutto nel nord Italia, in particolare in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. Molti casi sono riportati anche da Toscana, Marche, Lazio, P.A. Trento, Campania, Puglia e Liguria; in ognuna di queste regioni il numero totale di casi di COVID-19 segnalati al sistema di sorveglianza supera i 3.000. Altre 7 Regioni/PPAA hanno riportato ognuna oltre 1.000 casi di infezione. Calabria, Molise e Basilicata sono invece sotto i 1000 casi evidenziando, al momento una bassa circolazione del virus.

Particolarmente falcidiati sono stati gli operatori sanitari (medici, infermieri, farmacisti, etc.) con 16.991 casi di positività al 16 aprile con un’età mediana di 48 anni. La letalità tra gli operatori sanitari è fortunatamente più bassa in percentuale rispetto a quella generale attestandosi allo 0,4% calcolata su 60 casi accertati al 16 aprile con una punta di oltre il 12% per gli operatori sanitari ultra settantenni. Le statistiche confermano che una quota rilevante di queste infezioni è avvenuta negli ospedali o in strutture sanitarie e/o assistenziali.

Quello che preoccupa in vista della cosiddetta FASE 2 è che gli italiani ancora suscettibili all’infezione si collocano presumibilmente tra l’85 e il 90% e quindi incrementare la circolazione delle persone significa quasi automaticamente incrementare la circolazione del virus.

Da questo punto di vista anche un uso massivo di un test sierologico affidabile non inciderebbe in alcun modo sull’evoluzione della pandemia se questa eventuale indagine di massa non è accompagnata con aperture scaglionate e graduali per tipologia di attività lavorativa, per classi di età e per persone che presentano una cospicua risposta anticorpale, integrandole con il permanere di misure di distanziamento sociale e di uso sistematico di dispositivi di protezione (mascherine).

Infine più che una vera e propria curva discendente siamo di fronte ad una sempre più netta stabilizzazione dell’epidemia. Il vero punto di svolta lo avremo quando il numero dei nuovi casi di positività, detratto il numero delle persone guarite (ancora piuttosto basso in Italia) e quello dei decessi presenterà davanti il segno negativo.


Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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