• 27 Giugno 2022 16:13

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’importanza della ricerca di base in astrofisica

Nell’opinione pubblica periodicamente emergono giudizi affrettati e poco ponderati sul presunto spreco di risorse finanziarie nella ricerca dell’astrofisica e dell’esplorazione spaziale. Questi soldi sarebbero più utilmente spesi in altri settori e con benefici più sostanziosi. Questo leit motiv è spesso incoraggiata da una parte dei media poco avveduto ed informato.

Le cose non stanno esattamente così. Prendiamo uno dei programmi spaziali più criticati, il programma statunitense Apollo che nell’ormai lontano 1969 ha portato l’uomo sulla Luna. Il progetto è costato secondo dati ufficiali circa 24,5 miliardi di dollari degli anni Sessanta, ovvero, attualizzati circa 200 miliardi di dollari di oggi. Ebbene sempre secondo dati ufficiali per ogni dollaro speso le sole ricadute tecnologiche hanno prodotto 3 dollari di guadagno.

Un altro esempio proviene dalla fisica delle particelle. Quella del CERN di Ginevra, con il suo acceleratore di particelle Large Hadron Collider (LHC) lungo 27 km che in trent’anni di ricerca e sviluppo è costato circa 13 miliardi di euro. Quel costo è stato integralmente recuperato e siamo già ad oltre 3 miliardi di euro di guadagno, senza contare le ricadute tecnologiche ancora in parte non prevedibili né calcolabili.

Sono oltre 30.000 gli oggetti e le tecnologie inventati o perfezionati tra il 1962 e il 1970 per il programma Apollo, senza contare tutto il resto. Si va dai costumi da bagno indossati dai nuotatori professionisti progettati in galleria del vento dalla NASA alle Nike Air, scarpe sportive ammortizzate concepite da una tecnologia sviluppata per gli astronauti dell’Apollo e poi proposta alla casa di abbigliamento statunitense.

Ed ancora i cibi liofilizzati ed essiccati, le gomme da masticare al fluoro, la microelettronica ed i circuiti integrati e così via. Al CERN dobbiamo “l’invenzione” del web che ha consentito la planetaria diffusione, relativamente in pochi anni, di internet.

Senza le missioni Apollo forse il cellulare non esisterebbe: il componente alla base del suo funzionamento fu progettato da una ditta chiamata Motorola per consentire la trasmissione delle prime parole e immagini dalla Luna fin sulla Terra.

Le tecniche software sviluppate per aumentare la risoluzione delle immagini dell’Hubble Space Telescope, unite agli studi sui raggi X sono state utilizzate per avere radiografie con maggiore qualità di immagine e minori tempi di esposizione. Sempre in campo medico TAC e PET provengono direttamente dalla ricerca della fisica delle particelle, ma oggi sono presidi fondamentali nella prevenzione e nella cura delle malattie.

I materassi in memory foam nascono anch’essi dai materiali sviluppati per rendere più confortevoli i sedili degli astronauti. Molte delle tecnologie GPS sono un frutto della corsa allo spazio tra americani e sovietici che ha interessato il ventennio che intercorre tra il 1952 ed il 1972.

Insomma l’elenco sarebbe troppo lungo per essere contemplato in un singolo articolo. Quello che è certo è che occorre essere fiduciosi e pazienti, le ricadute tecnologiche della ricerca di base hanno bisogno di qualche anno per “maturare” ma poi i loro effetti economici e sociali sono concreti ed a volte veramente straordinari.

Insomma il detto meglio un uovo oggi che una gallina domani nel campo della ricerca scientifica è una vera e propria bestemmia. Si racconta a questo proposito che un giorno Michael Faraday (1791-1867) ruvido ma impareggiabile scienziato britannico a cui si devono molte scoperte nel campo dell’elettromagnetismo, ricevesse la visita di un Ministro.

Gli mostrò il laboratorio e l’esperimento a cui lavorava ed alla fine l’uomo politico chiese «Interessante, ma a che serve?» Faraday rispose senza senza mezzi termini: «Non lo so, ma scommetto che un giorno il vostro governo ci porrà sopra una tassa».

Faraday stava lavorando all’invenzione della dinamo, uno strumento di produzione di energia elettrica, su cui in effetti sarebbe stata posta negli anni a venire una tassa.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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