• 10 Novembre 2021 19:29

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Battaglia per l’Italia: Gli eserciti in campo – Ep. 2

Quando nel 526 Teodorico, re dei Goti, morì di dissenteria, sul trono dell’Impero Romano d’Oriente, regnava da un anno Giustiniano ultimo imperatore bizantino educato nel seno di una famiglia di lingua e cultura latine, è considerato uno dei più grandi sovrani di età tardo-antica e altomedievale. 

Il controllo della penisola italiana era passato formalmente al figlio decenne di Teodorico, Atalarico ma chi esercitava di fatto la reggenza era la vedova del re goto, Amalasunta. Nel 534 Atalarico morì in seguito ad una vita sregolata, i goti elessero come loro re Vitige che aveva sposato una figlia di Amalasunta. Nel frattempo Giustiniano aveva deciso di riconquistare gran parte dell’impero romano d’occidente. L’imperatore sapeva bene che lo scoglio principale era costituito dalla riconquista della penisola italica.

Per questo decise di affidare ad uno dei suoi più valenti generali Belisario (500-565) l’incarico di procedere prima di tutto alla riconquista del Nord Africa. Quei territori erano controllati dai Vandali ed il generale bizantino con un abile campagna miliare riprese il controllo delle regioni nordafricane appartenute all’impero romano d’occidente in soli due anni di campagna (533-534).

Un anno dopo nel 535 truppe romane sbarcavano in Sicilia dando il via ad una guerra che per diciotto anni porterà morte e distruzione in tutta Italia. I Goti che Belisario si apprestava ad affrontare nel VI secolo erano molto diversi da quelli che avevano invaso la penisola nel 489. Si stima che il contingente militare che quell’anno varcò le Alpi per tracimare in Italia non superasse le 20.000 unità.

In quel mezzo secolo scarso i Goti avevano assimilato molti dei valori romani e il loro esercito si era accresciuto grazie all’apporto di bande di vari popoli provenienti principalmente dalla Pannonia (Eruli, Rugi, Sarmati, Unni, Avari etc.) ed ai resti di quello che era stato l’esercito di Odoacre.

Si trattava quindi un esercito multietnico, a cui negli ultimi anni furono associati anche le classi superiori degli italiani, inizialmente esclusi. L’esercito goto era principalmente fondato sulla cavalleria (che però era qualitativamente inferiore a quella bizantina). I goti erano armati di una lunga lancia tenuta a due mani, con una spada ed un piccolo scudo tondo come armi secondarie.

Gli arcieri combattevano appiedati mentre le corazze a protezione del corpo erano poche e per lo più destinate ai comandanti ed alle file di soldati che combattevano in prima fila. La fanteria era armata di lance lunghe, spade e scudi oblunghe, pochi indossavano un elmo, quasi tutti indossavano calzoni di cuoio e tuniche imbottite che costituivano il massimo dei prevalenti sistemi di protezione.

Il deficit in armamenti e nelle tattiche di combattimento era in parte compensato dalla maggiore prestanza fisica dei Goti, che per altro utilizzavano come schieramento in battaglia il classico posizionamento con la fanteria al centro e la cavalleria ai lati.

Quando Belisario nel 535 sbarcò in Sicilia il suo esercito non superava le 5.000 unità e verso il termine della lunga guerra, l’armata bizantina si attestava tra le 18.000 e le 20.000 unità. L’esercito bizantino si basava sull’organizzazione romana precedente alla divisione dell’impero ed il suo reclutamento era un misto tra volontari ed obblighi della proprietà terriera. La consistenza dell’esercito era rafforzata dalla presenza di mercenari come gli Unni. Il soldo era basso ma veniva integrato dal ricavato di bottini e saccheggi tipici delle guerre dell’epoca.

Una delle differenze più importanti rispetto agli eserciti imperiali romani era l’utilizzo degli arcieri a cavallo. Anche per i bizantini la qualità dell’armatura dipendeva dalla posizione del soldato nelle linee di combattimento. I cavalieri avevano una tunica imbottita sopra la quale indossavano una cotta di maglia lunga fino alle ginocchia. L’armamento era completato da elmo, piccolo scudo circolare, lancia e spada portata sulla destra, arco e faretra sul fianco sinistro.

Le prime due linee della fanteria indossavano schinieri di ferro o di cuoio ed avevano in dotazione uno scudo alto fino ad un metro e mezzo con un grosso umbone al centro. Il resto dei soldati era meno protetto anche se mediamente meglio dei guerrieri Goti. La principale arma offensiva bizantina era comunque, come già accennato costituita dagli arcieri a cavallo.

I bizantini utilizzavano sapientemente anche grandi macchine da assedio come l’onagro e la ballista ed avevano un ottimo servizio logistico anche per il dominio incontrastato (almeno fino a quasi la fine della guerra) delle rotte del Mediterraneo.

Infine Belisario poteva contare su una maggiore disciplina ed organizzazione del suo esercito rispetto a quello dei Goti di Vitige ed è con questi presupposti che la battaglia per l’Italia ebbe inizio.

Leggi l’episodio 1: Battaglia per l’Italia: L’Antefatto


Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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