La giustizia nel MedioEvo

In epoca medioevale la massima fonte del potere e del diritto era rappresentato dal Papa e dall’Imperatore. Queste due autorità supreme però delegavano sul territorio ad una serie di soggetti (feudatari, alti prelati, vassalli, funzionari imperiali) l’amministrazione della giustizia e l’irrogazione delle pene.

Uno dei corpi legislativi più importanti sul diritto risale al famoso Editto di Rotari promulgato alla mezzanotte tra il 22 novembre e 23 novembre del 643 da re Rotari. L’editto scritto in latino inizialmente fu applicato soltanto alla popolazione italiana di origini longobarde; quella romana soggetta al dominio longobardo, rimase invece regolata dal diritto romano, codificato a quell’epoca nel Digesto promulgato dall’imperatore Giustiniano I nel 533. Soltanto intorno al 700 venne esteso a tutta la popolazione sotto il dominio longobardo.

L’editto di Rotari privilegiava le pene pecuniarie (il guadrigildo) rispetto alla pena di morte. La pena di morte per i cittadini liberi era prevista solo in casi estremi: attentato alla vita o congiura contro il sovrano, sedizione, tradimento e abbandono del compagno in battaglia.

Durante l’epoca feudale, anche su influsso della Chiesa, la pena capitale tornò ad avere un’applicazione più estesa e soprattutto più sistematica. Lo stesso Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa, sosteneva: «come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa deve essere eliminata per garantire la salvezza di tutta la comunità»

La pena di morte oltre ad essere applicata per gli omicidi, i furti, il tradimento fu estesa anche in ambito religioso: a finire sul rogo, spesso dopo torture efferate, furono condannati centinaia di eretici. Supplizi altrettanto efferati erano riservati a chi era responsabili di tradimento verso il sovrano. Emblematica la vicenda di William Wallace che dopo la sconfitta di Falkirk, il 23 agosto 1305 reo di aver condotto i suoi in una lunga ribellione nei confronti del re inglese Edoardo I, fu catturato e giustiziato a Londra sulla pubblica piazza dopo un processo sommario.

Wallace fu legato a un graticcio e trascinato per quattro miglia dai cavalli fino al patibolo, a Smithfield. Qui, dopo essere stato appeso, mentre era ancora vivo fu smembrato e mutilato davanti alla folla e infine decapitato; i suoi organi interni furono dati alle fiamme, la sua testa fu impalata sul ponte di Londra e il suo corpo squartato in quattro parti, subito spedite ai quattro angoli del regno come monito per coloro che avessero avuto ancora in animo di ribellarsi al Re.

La più misericordiosa decapitazione era riservata ai nobili, mentre per la gente comune la pena capitale veniva irrogata per impiccagione.

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