• 15 Novembre 2021 13:46

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La Roma governata da Anco Marzio, intorno alla fine del VII secolo, è una città che si è ingrandita, il piccolo borgo selvaggio si è trasformato nell’insediamento urbano più importante della regione. E qui che giunge dalla città etrusca di Tarquinia insieme alla moglie Tanaquilla, Lucumone, figlio di Demerato un greco fuggito da Corinto e di una donna etrusca.

Nonostante Lucumone fosse un uomo molto ricco era osteggiato dai maggiorenti etruschi a causa proprio delle origini paterne, per questo su consiglio della moglie Tanaquilla, aveva deciso di emigrare verso l’emergente città di Roma.

Qui cambia nome ed assume il nome latino di Lucio Tarquinio Priscus, ci viene raccontato come uomo colto ma è soprattutto l’espressione dei commercianti e degli affaristi in genere. A Roma, con un’economia ancora basata prevalentemente sul baratto c’è abbondanza di argento, di oro, di vino, di grano, di formaggio, di tessuti, di quei beni, cioè, che in una società basata sul baratto garantiscono il tenore di vita.

La crescita demografica della città è però dovuta all’afflusso di una massa di disperati: piccoli contadini che hanno abbandonato i poderi nei dintorni dell’Urbe in cerca di migliori condizioni di vita, schiavi catturati durante le scorrerie, poveri lavoratori delle botteghe artigiane.

Costituiscono il plenum, da cui sarà tratto l’appellativo che li marchierà in eterno, plebe. Una moltitudine crescente, affamata di quel tutto di cui è priva, sempre pronta a cadere in braccio al primo demagogo. Tarquinio Prisco cavalcherà come nessuno prima di allora questo confuso sentimento popolare di una massa di uomini e donne privi quasi di tutto e pertanto vulnerabili a promesse o gesta platealmente propagandiste.

La fama di Tarquinio raggiunge il Re Anco Marzio che lo vuole conoscere, né diventa amico al punto di adottare il giovane etrusco. Come ricompensa pare che Tarquinio partecipi ad una congiura contro il sovrano ed alla sua morte, pur essendo uno “straniero” riesce a farsi eleggere Re.

Con lui tramonta la “vecchia” Roma fondata sulla democrazia assembleare, nella quale le virtù morali contavano più della ricchezza e si inaugura la lunga stagione dell’affarismo spregiudicato ma anche della crescita urbana ed edilizia della città.

Tarquinio edifica la reggia, vi colloca il trono, definisce un cerimoniale, circonda la propria figura di un’importanza che non è più quella sacrale legata alla religione ma costruisce un concetto nuovo e più “laico” dell’istituto monarchico.

Viene costruita la cloaca massima, cioè la rete fognaria, che finalmente libera le strade, e i romani, dai rifiuti e dalla puzza con i quali hanno convissuto. È approntato il Circo Massimo, dove i protagonisti sono pugili, lottatori, artisti provenienti dall’Etruria. Vengono innalzate costruzioni con il tetto spiovente da ambo i lati, strade, quartieri, il foro per accogliere le adunate dei cittadini.

La sua abilità militare fu subito messa alla prova da un attacco sferrato dai Sabini; l’attacco fu respinto dopo sanguinosi combattimenti nelle strade della città, portando non pochi territori di queste genti vinte ai possedimenti di Roma.Fu in questa occasione che fu aumentato il numero di cavalieri che ognuna delle tre tribù (RamnesTities e Luceri) doveva fornire all’esercito. Le qualità militari di Tarquinio furono poi messe ulteriormente alla prova con guerre contro i latini e successivamente contro una coalizione di latini ed etruschi.

Gli scontri continuarono però anche negli anni successivi, questa volta però contro una coalizione di Etruschi e Sabini, fino a che i romani sbaragliarono i due campi nemici, che erano stati eretti alla confluenza tra il Tevere e l’Aniene nei pressi di Fidenae, con uno stratagemma. In seguito a questa sconfitta i Sabini concordarono con i romani una tregua di sei anni, contrariamente agli Etruschi, che occuparono Fidenae con una propria guarnigione, avendo intenzione di continuare gli scontri.  Gli scontri tra i Romani e gli Etruschi di Veio e Caere durarono altri sette anni e si risolsero con un grande scontro campale presso la città sabina di Eretum, vinto dai romani. In seguito a questo scontro gli etruschi si arresero ai romani e presentarono a Tarquinio Prisco i segni del potere delle proprie città, Fasci Littori e Sedie Curuli, come segno di resa

Ma c’è chi rimpiangeva i “bei tempi andati” quelli di una Roma più sobria, ancorata ai valori della virtù. L’epicentro di questa opposizione al “modernismo” di Tarquinio è il Senato romano. Questo contrasto sarà l’inizio di un confronto tra conservatori e modernisti che durerà secoli. La plebe in questa fase appoggia Tarquinio e le classi che rappresenta, al punto che per i suoi oppositori non rimane che ricorrere al delitto. ll primogenito dei figli di Anco Marzio, nella speranza di ottenere il trono che riteneva gli fosse stato usurpato da Tarquinio, organizzò un complotto e lo uccise.

Aveva però fatto i conti senza la moglie di Tarquinio. Tanaquilla era una donna colta e come gran parte delle donne etrusche dotate di una forte personalità e di un’autonomia impensabile per le donne romane. Coinvolta in tutti gli intrighi e le camarille che il marito aveva ordito nel corso di  trentotto anni di regno (dal 616 al 579 a.C.) si rifiuta di mollare il potere conservandolo per il figlio Servio Tullio (che leggenda su leggenda vorrebbe in realtà figlio di una schiava ed utilizzato dalla tenace Tanaquilla per mantenere il potere).

Con questo colpo di mano particolarmente bruciante per una società fortemente maschilista come quella romana Tanaquilla trasformerà la monarchia elettiva in monarchia ereditaria.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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