Cuore di Edmondo De Amicis

Ci sono libri che non soltanto fanno parte delle pietre miliari della storia della letteratura italiana ma disegnano, a volte inconsapevolmente, nel caso di Cuore in modo esplicitamente voluto, i tipi degli italiani, conferendo così, a questi romanzi, un elisir di lunga vita che li mette al riparo dalla dura tirannia del tempo.

L’autore di questo caposaldo della letteratura per ragazzi è Edmondo De Amicis che all’epoca dell’uscita del suo più celebre romanzo aveva una quarantina d’anni. Nato ad Oneglia il 21 ottobre 1846, da una famiglia benestante, De Amicis aveva un passato da militare. Si era formato all’Accademia Militare di Modena da cui era uscito con il grado di sottotenente ed aveva partecipato ad una delle più celebri battaglie del Risorgimento, la sconfitta dell’esercito piemontese a Custoza nel 1866.

Diviene quindi giornalista militare e si trasferisce a  Firenze per assumere la direzione de L’Italia militare, organo ufficiale del ministero della guerra. Per questa rivista come inviato parteciperà alla storica breccia di Porta Pia che segnerà la fine dello stato temporale della Chiesa.

Edmondo è un padre amorevole che segue con attenzione la crescita dei due figli maschi Ugo e Furio ed è grazie a loro che si avvicina al mondo della scuola. Quando accompagna o riprende i figli dalla scuola l’occhio attento del giornalista cattura mille immagini di fanciulli, maestri, bidelli, genitori che poi confluiranno nel suo libro più famoso.

De Amicis ha una prosa scorrevole e semplice, che però risulta accattivante e molto attenta a cogliere dettagli e sfumature in grado di esercitare una forte carica emotiva. E nel 1886 giunge la folgorazione che lo porterà a scrivere di getto, in soli sei mesi, Cuore. Racconta il figlio Ugo che in quei mesi di febbrile lavoro il padre fumava decine di sigari al giorno e scriveva rigorosamente in piedi utilizzando un apposito leggio nel suo appartamento di Piazza San Martino.

A maggio il libro è finito, il 1 ottobre 1886, primo giorno di scuola, l’editore Treves fa uscire Cuore con la sua bella copertina rosso fiammante. E’ subito un successo travolgente. Nel 1923 il romanzo di De Amicis taglia il traguardo di un milione di copie vendute. Nel 1958 si superano i 3 milioni di copie vendute. Oggi si è perso il conto di quante copie di Cuore circolino in tutto il mondo, in considerazione delle innumerevoli traduzioni ed edizioni che si sono succedute nel tempo.

La struttura del libro è basata su una felice intuizione dell’autore che lo stesso De Amicis spiega così nell’introduzione: «Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d’un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d’una scuola municipale d’Italia. – Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l’abbia scritta propriamente lui, tal qual è stampata. Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d’anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero, e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliolo. Il quale poi, 4 anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il manoscritto e v’aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene.»

Il romanzo è strutturato come il diario di un ragazzo di famiglia borghese, Enrico Bottini, che riporta sulla pagina episodi e personaggi della sua classe scolastica durante un anno in terza elementare, nell’anno scolastico 1881-82 presso una scuola di Torino e intervallato da “racconti mensili” del maestro elementare su varie storie sempre interpretate da fanciulli. L’Io narrante Enrico è certamente la figura meno delineata ed importante dell’opera, di tutt’altro interesse e pasta sono il gigante buono Garrone, il più alto e il più forte della classe che mangia sempre. Oppure Coretti che indossa sempre la stessa maglia e lo stesso berretto di pelo di gatto. O ancora Votini, l’elegantone della classe o il superbo ed antipatico Nobis espressione dell’aristocrazia sabauda o il sottoproletario e violento Franti.

Una pattuglia di nove fanciulli che emergono da una classe affollatissima (come davvero erano all’epoca) di 54 bambini. Cuore ha evidenti intenti pedagogici ed educativi, lo stesso De Amicis affermerà in seguito in un intervista rilasciata ad Ugo Ojetti nel 1895 che “l’arte se vuol essere arte, non deve predicare, ma avere uno scopo”.

Ed uno scopo preciso per inculcare i sentimenti di amor patrio, di amicizia, di unità tra le classi della giovane nazione italiana hanno i nove racconti mensili che seguono lo svolgimento dell’anno scolastico raccontate dal maestro sempre con protagonisti bambini italiani di diverse regioni a volte con esito drammatico. Alcuni di questi sono stati talmente evocativi da ispirare altre opere e naturalmente la settima arte: La piccola vedetta lombarda, Il piccolo scrivano fiorentino e sopra tutti Dagli Appennini alle Ande.

Cuore fu osteggiato dalle gerarchie cattoliche che vedevano in quel romanzo dove i bambini non celebravano nessuna festa religiosa, ne Natale né Pasqua, quel tratto laico e liberale dello Stato Italiano post risorgimentale che la Chiesa Cattolica aborriva. Il romanzo di De Amicis fu oggetto fin da subito di palesi (e mediocri) imitazioni e nel corso degli anni di parodie a volte benevole ed a volte dissacranti.

Il cinema ha celebrato con ben sei trasposizioni il romanzo per eccellenza dei buoni sentimenti, dal Cuore di  Vittorio Rossi Pianelli, Leopoldo Carlucci e Umberto Paradisi del 1915-1916, al Cuore (2001) miniserie televisiva prodotta da Canale 5, diretta da Maurizio Zaccaro e interpretata da Giulio Scarpati e Anna Valle (include anche alcuni dei “racconti mensili”).

Il successo di Cuore rese De Amicis molto famoso e ricco ma la sua vita privata non fu particolarmente felice. Gli ultimi anni furono rattristati sia dalla morte della madre Teresa, alla quale era molto legato, sia dai continui screzi con la moglie Teresa Boassi, che aveva sposato nel 1875. Probabilmente questi litigi furibondi a cui a volte assistevano i figli furono la causa del suicidio del figlio maggiore Furio. Questi si sparò nel 1898 un colpo di pistola presso una panchina del parco del Valentino.

Nel 1896 Edmondo De Amicis aderì ufficialmente al Partito Socialista e divenne buon amico di Filippo Turati. Nel 1908, durante un soggiorno a Bordighera, fu colpito da un’emorragia cerebrale e morì in una camera dell’allora hotel Regina, 

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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