• 11 Novembre 2021 12:04

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Quello che dovremmo sapere sulle uova….

Probabilmente quando ci accingiamo a cucinare una frittata o a preparare delle uova sode, acquistate nel nostro supermercato, non ci poniamo troppe domande sulla qualità delle uova e sulla vita delle galline che le hanno generate.

Dovremmo invece leggere attentamente i contenuti dell’etichetta che dal 2004 sono obbligatoriamente stampigliate sul guscio stesso per poter sapere esattamente cosa mangiamo ed essere quindi consumatori più consapevoli.

Il primo numero che vi appare riguarda la tipologia di allevamento delle galline. Le uova maggiormente commercializzate in Italia sono quelle di Tipo 3. Le galline che le producono vivono in gabbie dotate di lettiera di almeno 750 centimetri quadrati (per avere un’idea un foglio di carta A4 è circa 634 cm quadrati. Le galline hanno cibo e acqua a volontà, ma non hanno spazio per muoversi liberamente.

Le uova di Tipo 1 indica allevamento all’aperto. In questo caso le galline possono girare libere per una parte della giornata e deporre le uova nei pagliericci oppure sul terreno in un ambiente esterno loro destinato. I volatili dispongono di uno spazio di almeno 2,5 metri quadrati dotato di nidi, trespoli e lettiere. All’interno la densità massima è di 9 galline per metro quadrato.

Il Tipo 2 indica allevamento a terra. Gli animali si muovono liberamente in un ambiente chiuso e depongono le uova per terra, sulla lettiera o nei nidi. Anche qui la densità massima è di 9 galline per metro quadrato.

Le uova più pregiate sono quelle di Tipo 0 che prevedono un allevamento di tipo biologico, che utilizza mangimi e foraggi provenienti da agricoltura biologica e in cui gli animali razzolano liberamente all’aperto.

La seconda combinazione di lettere identifica il paese d’origine. L’Italia produce tutte le uova necessarie alla domanda interna pertanto troverete stampigliato quasi sempre il codice IT. L’ultima serie di cifre è il numero identificativo dell’allevamento da cui provengono le uova: è un codice univoco che permette di risalire subito all’azienda agricola di allevamento. Questo è di fondamentale importanza nel caso in cui si verificassero problemi di tipo sanitario.

Sulla confezione invece sono riportate la data di scadenza, la denominazione dell’azienda di origine e/o di imballaggio e la categoria di qualità e di peso delle uova. Le uova sono inoltre divise in due categorie:

  • A”: sono uova fresche, che possono essere consumate anche senza lavarle.
  • “B”: non sono destinate alla grande distribuzione, ma alle industrie di trasformazione (produttori di maionese e prodotti dolciari, pastifici, dove verranno utilizzate previa pastorizzazione) o a quelle non alimentari. 

Ci sono poi le uova extra-fresche che però hanno l’obbligo di essere commercializzate entro 9 giorni dalla deposizione e 7 dal confezionamento. Infine un ulteriore classificazione delle uova è fatta in base al loro peso, secondo la seguente tabella:

  • “S”: uova piccole, di meno di 53 grammi
  • “M”: uova medie, che pesano tra i 53 e i 63 grammi
  • “L”: uova grandi, di 63-73 grammi
  • “XL”: uova grandissime, di più di 73 grammi

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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