• 16 Novembre 2021 3:15

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Si fa presto a dire vino pregiato…..

DiNatale Seremia

Dic 23, 2019 ,

Durante il periodo festivo siamo molto più propensi a scegliere per il Pranzo di Natale o per Capodanno una bottiglia di vino pregiato. In molti sono convinti che il binomio prezzo sostenuto/vino di qualità sia assolutamente inestricabile. Eppure le cose non stanno necessariamente così.

Nel 2008 la rivista «Journal of Wine Economics» ha pubblicato uno studio intitolato provocatoriamente “Il vino più costoso ha un gusto migliore?” A giudicare da una serie di rigorosi esperimenti la risposta dovrebbe essere: no.

Un esperto di vini americano Robin Goldstein ha organizzato nel suo paese 6175 degustazioni, divise in 17 sessioni, a cui hanno partecipato 506 persone, chiamate ad assaggiare 523 vini diversi – rossi, bianchi, rosé e con le bollicine – provenienti da uve e aree geografiche differenti e presentati secondo la modalità del «doppio cieco», ovvero ne colui che serviva il vino né il degustatore avevano informazioni sul vino da valutare.

La platea di assaggiatori andava dai 21 agli 88 anni e soltanto il 12% di essi poteva considerarsi un conoscitore del mondo vitivinicolo. Paradossalmente i ricercatori hanno trovato una correlazione negativa tra prezzo e apprezzamento del vino, vale a dire che più il costo del vino era alto e più il gradimento si abbassava. Questa tendenza era mitigata soltanto all’interno della quota di “esperti”. Successivi studi però hanno dimostrato che se conosciamo il prezzo del vino che stiamo per bere il cervello risponde segnalando una dose di piacere maggiore.

Ingannare appassionati ed esperti del vino si è rivelato comunque molto più semplice da quanto faccia supporre il fiorito eloquio descrittivo che segue la valutazione di un bicchiere di vino. Un noto esperto enologo ha sottoposto a una platea di intenditori (381 soggetti) 829 coppie di vini. Ogni coppia era identica in tutto, compresa l’annata, ma una bottiglia era del tipo «riserva» e l’altra normale. I soggetti dovevano distinguere i due vini presentati in tre bicchieri, per esempio due Château Latour, uno da 56 dollari e il «riserva» da 200 dollari. Soltanto il 40% circa ha selezionato correttamente il vino “riserva” da un’annata normale.

I pregiudizi in fatto di vino però non si fermano soltanto al prezzo ed all’annata. Charles Spence, professore di psicologia sperimentale all’Università di Oxford, esperto di “percezione multisensoriale” ha fatto assaggiare a 40 degustatori esperti, due vini, il primo dopo aver sentito il “pop” di un tappo di sughero, il secondo dopo il rumore di un tappo a vite. A stragrande maggioranza gli “esperti” hanno preferito il primo in base a una serie di parametri. Ma i due vini erano in realtà lo stesso vino.

Ad un altro gruppo di esperti degustatori è stato fatto assaggiare un vino bianco colorato artificialmente di rosso. E in grande maggioranza vi hanno trovato le peculiari caratteristiche del rosso. Sia chiaro non vogliamo sostenere che non ci sono differenze di qualità tra un vino ed un altro, ma che spesso il piacere che ci provoca una determinata bottiglia è condizionato da una serie di parametri e pregiudizi come il costo, l’annata, l’aspetto esteriore ed altro che non sono intrinsecamente legati alla qualità del prodotto.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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