I primi monaci

Mentre il cristianesimo in Occidente deve ancora radicarsi ed organizzarsi compiutamente, nel III secolo e.v. in Oriente nasce una nuova esperienza religiosa: il monachesimo. Si tratta del bisogno di interpretare in maniera rigorosa i dettami evangelici distaccandosi dal mondo alla ricerca della perfezione.

Nell’arco di pochi decenni un gran numero di persone si isolò nelle lande desolate anatoliche, in Siria ed in Egitto conducendo una vita solitaria, mortificando i sensi e privandosi di ogni bene terreno. Gli eremiti, termine latino di derivazione greca, che significa “abitante del deserto” divennero, loro malgrado, ben presto un forte elemento di attrazione e curiosità per i cristiani.

Seguire il loro stile di vita era tutt’altro che facile però, viste le condizioni estreme nelle quali passavano la loro esistenza. Simeone (390-459) visse oltre trent’anni in cima a una colonna (e quindi fu soprannominato “lo Stilita”). Se Simeone era un semplice pastore quando all’età di 13 anni decise di ritirarsi dal mondo, Antonio abate (250 ca.-356), apparteneva ad una famiglia benestante e già da giovanissimo preferiva la meditazione e la solitudine alla vita mondana.

Alla morte dei genitori distribuì tutte le sue sostanze ai poveri e si ritirò in solitudine a lavorare e a pregare, dapprima nei dintorni della sua città natale e poi nel deserto. Viveva in una grotta che era stata un’antica tomba nutrendosi quasi esclusivamente di pane che gli veniva portato due volte l’anno. La sua fama di anacoreta si diffuse così tanto che Antonio fu costretto più volte a cambiare rifugio per evitare la ressa delle persone che cercavano di vederlo e di parlargli.

Queste forme estreme di ascetismo però non erano sostenibile da tutti coloro che pur volevano riscoprire gli autentici dettami evangelici, molti preferivano pregare e meditare insieme ad altri, per sostenersi a vicenda.

Queste comunità cenobitiche – dal greco, significa “vita in comune” – si diffusero dapprima in Oriente e poi, grazie anche a una prima “Regola” redatta dall’egiziano Pacomio, anche in Occidente. La svolta nella costruzione di comunità monastiche che componevano l’esigenza dell’isolamento spirituale con la possibilità di vivere operosamente in collegamento con la moltitudine dei fedeli avviene grazie a Benedetto da Norcia (480 ca.-547). Prendendo spunto da alcune esperienze precedenti, compilò per la comunità da lui fondata a Subiaco e Montecassino un insieme di prescrizioni che sarebbe stato alla base del monachesimo medievale: la Regola di san Benedetto.

La Regola era un meditato equilibrio tra vita contemplativa e vita attiva mirabilmente riassunta nella formula “ora et labora”. I monaci vincolati al dovere di obbedienza nei confronti dell’abate, il capo spirituale del monastero, contribuivano fattivamente al progresso della comunità. In un’epoca di decadenza e di arretratezza economica seguita all’ultima fase delle invasioni barbariche i monasteri rappresentarono delle vere e proprie oasi di pace e di stabilità.

Le abbazie si fecero promotrici di vaste opere di bonifica e rimessa in uso dell’incolto e tra il VI e l’VIII secolo riuscirono ad avviare una prima ripresa dell’economia europea duramente provata dalle razzie e dalle invasioni.

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Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

1 commento

  1. che schifo i monaci

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