• 15 Novembre 2021 14:01

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

I Medici: Il contesto Ep. 1

La storia di questa potente famiglia comprende tredici generazioni e la parte più importante va dal 1400 circa al 1748, accompagnando idealmente la storia d’Italia e d’Europa dalla fine del Medio Evo al Rinascimento, fino ad approdare nell’età moderna.

Nell’anno 1400 la famiglia de’ Medici apparteneva alla media borghesia fiorentina. Le sue origini risalgono all’anno 1201, quando Chiarissimo, figlio primogenito di Giambuono de’ Medici e membro del Consiglio della Città, viene rammentato quale possessore di varie case e torri nel Mercato Vecchio.

Nel 1400 il capo della famiglia era Giovanni de’ Medici, detto Bicci. Era un uomo di circa quarant’anni molto rispettato nella sua comunità come sagace ed affidabile uomo d’affari. I Medici erano una famiglia di banchieri e già all’epoca possedevano una notevole ricchezza, questo grazie anche alle imprese degli antenati di Giovanni. In particolare il suo bisavolo Averardo aveva dato inizio alla prosperità della famiglia con ben riuscite operazioni mercantili.

Subito dopo il tumulto dei Ciompi (1378), la rivolta popolare che scosse Firenze nell’estate di quell’anno, le istituzioni fiorentine si erano riorganizzate. I Priori rappresentavano adesso 21 corporazioni di arti e mestieri presenti nella città e rimanevano in carica per due mesi (anche se successivamente questa carica venne estesa ad un periodo più lungo). Il braccio esecutivo del governo fiorentino era rappresentato dal Gonfaloniere. Questi aveva il compito di gestire la giustizia (si parla infatti di Gonfaloniere di Giustizia) ed era custode della bandiera della città, che veniva esposta all’estremità di una croce. Al contrario degli altri otto Priori, la sua veste cremisi bordata di ermellino era decorata con stelle dorate.

Per quanto riguarda il commercio, Firenze era in quel tempo lo Stato più florido di Europa. Le sue famiglie più importanti possedevano banche e rappresentanze in tutti i paesi, e il fiorino d’oro era diventato la moneta di riferimento per tutta l’Europa, segnando così la posizione di comando che Firenze manteneva nel commercio.

Il commercio si basava essenzialmente sulla lana e le stoffe, sia quelle prodotte direttamente che quelle importate grezze e poi finite attraverso lavorazioni di alta qualità tenute gelosamente segrete. Tanto erano importanti lana e stoffe che ben due vie cittadine portano ancora oggi il loro segno distintivo: via Pellicceria e via Calimala.

La corporazione della lana era infatti la più importante di Firenze, tant’è vero che ad essa fu affidato l’incarico di costruire la cattedrale. La maggior parte del commercio di Firenze si svolgeva con l’Inghilterra. La situazione geopolitica italiana verso la fine del XIV secolo era caratterizzata dalla ben nota frammentazione politica.

La Repubblica di Venezia, retta da un’oligarchia nobiliare, si avvicinava all’apogeo della sua potenza dopo aver vinto il duro confronto con Genova. Milano era un ducato imperiale retto dal granduca Gian Galeazzo Visconti che aveva conquistato buona parte del nord d’Italia, estendendo i suoi domini fino a Perugia e Spoleto. Napoli e la Sicilia formavano un regno debolissimo, sempre in preda all’anarchia e pomo di discordia tra le case rivali d’Angiò e d’Aragona, come già era stato per centocinquanta anni.

Il Papato viveva una stagione travagliatissima, nel 1378 era cominciato il grande scisma con la presenza di ben due Papi rivali, uno ad Avignone ed uno a Roma. I diritti del papa francese erano sostenuti dalla Francia, dalla Scozia, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Savoia e dalla Lorena; quelli del papa italiano dall’Inghilterra, dalla Germania, dagli stati italiani, dalla Danimarca, dalla Svezia e dalla Polonia.

La Firenze dove vive ed opera Giovanni presenta già molti degli edifici che ne fanno oggi la città più bella del Rinascimento. Il Battistero aveva già un centinaio di anni. Il Palazzo della Signoria che oggi conosciamo come Palazzo Vecchio non si estendeva ancora per via dei Gondi e davanti alla facciata aveva una specie di piattaforma rialzata, la «aringhiera», dalla quale venivano fatte le proclamazioni. Anche la Loggia dei Lanzi fu completata in quel periodo di tempo, mentre la cattedrale, la cui costruzione era iniziata più di cento anni prima, non era ancora finita; la cupola non era stata neppure cominciata.

Ponte Vecchio con le sue botteghe (che però non erano di orefici come quelle attuali) era già costruito. Santa Croce era praticamente terminata mentre la Chiesa di Santa Maria Novella era ancora priva della facciata. La città era circondata da mura che oggi non ci sono più. E’ in questo contesto delineato in modo molto sommario che Giovanni di Bicci inizierà a posare i “mattoni” di una vera e propria dinastia familiare che segnerà la storia di Firenze, dell’Italia e dell’Europa nei secoli a venire.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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