• 15 Novembre 2021 21:50

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Una delle più toccanti e profonde testimonianze sull’Olocausto ci è stata disvelata soltanto sessanta anni dopo la sua realizzazione. L’autrice è Irene Némirovsky, una russa di origini ebraiche nata a Kiev l’11 febbraio 1903. Figlia di un ricco banchiere che era riuscito a sfuggire ai ghetti e ai progrom dell’Ucraina fino ad una splendida villa nei pressi di San Pietroburgo, Irene aveva passato infanzia ed adolescenza nel lusso ed in un clima di cosmopolitismo alimentato dalle molte visite in Francia della famiglia. I Némirovsky in seguito alla Rivoluzione del 1917 scappano dalla Russia, prima di approdare dopo due anni di disagi e peregrinazioni in Francia.

Il padre riesce a ricostruire la sua fortuna nel nuovo paese d’adozione. Irène Némirovsky viveva in un quartiere chic, nel XVI arrondissement con una governante inglese che si occupava della sua educazione. La giovane scriveva dall’età di 14 anni e nel 1927 pubblicò il suo primo romanzo breve. Allo scoppio della guerra Irene era già una scrittrice affermata, autrice di nove romanzi uno dei quali adattato per un film, sposata con un banchiere russo anch’egli esule in Francia, Micheal Epstein e con due figli. Aveva 37 anni.

Nel 1940 quando i tedeschi occuparono Parigi si trasferì in una casa in affitto a  Issy-l’Évêque, nel Morvan, dove avevano messo al riparo nel settembre del 1939 le figlie. Qui iniziò a scrivere quella che sarebbe dovuta essere una monumentale trilogia sulla guerra.

Irene si faceva poche illusioni sul proprio avvenire e nel 1942 cedendo alla disperazione scrisse: “Basta che finisca, in un modo o nell’altro!”. A nulla gli valse il fatto che già dal 2 febbraio 1939 si fosse convertita al cattolicesimo. Il 13 luglio 1942 fu arrestata dalla polizia francese, deportata a Auschwitz, dove venne trasferita nel Rivier (l’infermeria di Auschwitz in cui venivano confinati i prigionieri troppo ammalati per lavorare) per essere poi uccisa il 17 agosto 1942. Anche suo marito che aveva fatto di tutto per cercare di liberarla fu arrestato nell’ottobre del 1942, deportato ad Auschwitz assieme alla sorella e gasato al suo arrivo, il 6 novembre 1942.

Némirovsky era riuscita a completare le prime due opere scritte a mano in quaderni con una calligrafia minutissima imposta dalla penuria di inchiostro e carta. La scrittrice capisce che non sarà in grado di pubblicarlo, così scrive poco prima di essere arrestata: «Caro amico… non mi dimentichi. Ho scritto molto. Saranno opere postume, temo, ma scrivere fa passare il tempo». Le figlie che nascondendosi erano riuscite a sopravvivere allo sterminio degli ebrei non riusciranno a leggere i manoscritti per oltre mezzo secolo. Una di loro Denise, alla fine trascrisse la prima opera servendosi di una lente di ingrandimento e non senza molte esitazioni, alla fine la presentò ad un editore.

Suite francese fu pubblicato in Francia nel 2004 ed ottenne un successo internazionale strepitoso. E’ il racconto della guerra della gente comune, di chi vive quotidianamente la sua crudeltà, l’ingiustizia, le amarezze, le privazioni e non quella violenta dei fautori e dei capi delle nazioni che filtra attraverso gli occhi e i pensieri dell’autrice. Sono i sentimenti spesso posti in contrapposizione – la miseria e l’egoismo, la vigliaccheria e l’eroismo, la tolleranza e il delitto – che la Némirovsky accosta in questo destino che sente bruciare anche sulla propria pelle ed esamina all’interno di una società borghese, spaventata, vile, gretta ed ipocrita, su cui planano le critiche più acerrime ed implacabili.

Il secondo si incentra sul rapporto tra un soldato tedesco dell’esercito di occupazione ed una donna ebrea che parla con profonda comprensione dei sentimenti e dei comportamenti di coloro che sarebbero diventati i suoi assassini.

Nel 2014 dal romanzo di Irene è stato tratto il film dall’omonimo titolo “Suite francese” diretto da Saul Dibb. Con un budget che si aggirava attorno ai 20 milioni di dollari (15 milioni di euro), le riprese del film sono iniziate il 24 giugno 2013.

Il cast e la troupe hanno trascorso otto settimane in Belgio e otto giorni in Francia. Gli interpreti principali sono l’attrice statunitense Michelle Williams (nella foto sottostante) e l’attore belga Matthias Schoenaerts.

N.B. nella foto iniziale Irene Némirovsky,

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.