• 14 Novembre 2021 20:55

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’Operazione Castigo

La più grande impresa di bombardamento di precisione di tutta la guerra della RAF avvenne avvenne nel maggio del 1943 contro le dighe del bacino della Ruhr. Già nel 1937 il ministero dell’Aviazione aveva individuato in quelle dighe la principale fornitura d’acqua necessaria alla produzione dell’acciaio tedesco e nel 1940 il Capo di Stato Maggiore della RAF sir Charles Portal chiese di approntare un piano d’attacco.

Nonostante il parere contrario di Arthur Harris comandante del comando bombardieri che il 18 febbraio 1943 protestò furiosamente con Portal, fu avviata la progettazione di bombe adatte ad un attacco così complesso come la demolizione delle dighe. I progetti per la realizzazione di queste armi speciali furono affidate allo scienziato e tecnico Barnes Wallis che proprio nel mese di febbraio ottenne un finanziamento governativo.

Wallis mise a punto delle bombe rimbalzanti (bouncing bomb): di forma cilindrica, alte 1,52 m e dal diametro di 1,27 m, pesanti 4.196 kg e riempite con 2.994 kg di esplosivo RDX (anche noto come T4). Wallis perfezionò la sua invenzione aggiungendo un congegno per imprimere un moto di rotazione attorno all’asse della bomba in senso contrario a quello della direzione di lancio, e un meccanismo di scoppio ritardato per far sì che la detonazione avvenisse ad alcuni metri di profondità

Sorprendentemente queste bombe da 4 tonnellate furono costruite in meno di un mese mentre venivano modificati alcuni Lancaster per poterle trasportare e sganciare con la massima efficacia. Per questa missione venne costituito appositamente il 617° Squadrone al comando del ventiquattrenne Guy Gibson che aveva il culto del lavoro e della disciplina e che pianificò un duro addestramento degli equipaggi in modo da poter procedere all’attacco per la notte di domenica 16 maggio.

Contrariamente ad una certa leggenda su questa spettacolare incursione gli equipaggi non erano composti tutti da volontari e da uomini eccessivamente esperti. Alcuni avevano alle spalle meno di 10 missioni sui cieli della Germania e per molti tecnici si trattava della prima missione in assoluto. All’Operazione Castigo, come fu denominata, parteciparono 19 equipaggi e gli obiettivi principali furono individuati nella diga  del Möhne e in quella di Eder, il terzo obiettivo la diga di Sorpe, nonostante fosse vitale per l’industria tedesca, venne ritenuto troppo difficile anche per le bombe messe a punto da Wallis.

La diga del Möhne fu colpita dalla quarta bomba sganciata e quella di Eder dalla terza ed ultima bomba disponibile. Gran parte degli aerei diretti verso la diga di Sorpe furono abbattuti durante il tragitto e le due bombe sganciate non riuscirono a distruggere la diga. L’Operazione Castigo costò la perdita di 8 equipaggi su 19, sei dei quali abbattuti dal fuoco della contraerea, perirono 53 uomini e tre furono fatti prigionieri, un tributo davvero pesante. I risultati pratici furono tuttavia piuttosto scarsi perché gli inglesi non completarono il lavoro con altre missioni di bombardamento ed i tedeschi ripararono i danni subiti dagli impianti. Diverso fu il dividendo psicologico positivo per la RAF che vide aumentare la considerazione ed il prestigio dei propri bombardieri mentre il Reich si rese conto di dover meglio proteggere le proprie infrastrutture soprattutto quelle indispensabili allo sforzo bellico distogliendo pezzi di artiglieria dalla varie zone del fronte. La distruzione della diga  del Möhne ed il conseguente allagamento della vallata sottostante causarono la morte di 545 tedeschi e di 749 stranieri in gran parte lavoratori ucraini e prigionieri belgi. Il giovane comandate Gibson venne decorato con la Victoria Cross.

Arthur Harris, comandante in capo del Bomber Command che nessun merito aveva avuto per l’azione, in quanto pianificata dal comandante del 5th Group Ralph Cochrane, fece tesoro del successo e con un abile piroetta cambiò idea sul 617º squadrone affermando: “È mia intenzione utilizzare questo squadrone per compiti speciali anche in futuro”.

N.B. nella foto la diga del Möhne dopo l’attacco.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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