• 15 Novembre 2021 9:49

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La crisi sociale del 1916-18

La grande crisi sociale che investe l’Europa continentale negli ultimi due anni del primo conflitto mondiale rappresenta non soltanto uno dei fattori decisivi della sconfitta degli Imperi Centrali ma anche una delle ragioni principali della dissoluzione di imperi pluri secolari (quelli degli Asburgo e dei Romanov) e dell’impero europeo militarmente più potente, quello del Reich guglielmino.

La crisi nasce da uno spopolamento delle campagne a causa di una guerra che ha dissanguato gli Stati come mai prima di allora e che assorbe quantità enormi di derrate alimentari e di un conseguente inceppamento del commercio interno ed internazionale di generi alimentari. Soprattutto nelle città iniziano progressivamente a scarseggiare prodotti alimentari fino ad allora di largo consumo, a Parigi arrivano quantitativi di carne inferiori fino al 50% della situazione ante guerra.

A Berlino la situazione è ancora più grave con un progressivo crollo di burro, formaggio, uova e carne. La riduzione delle scorte alimentari, soprattutto in Russia, raggiunge rapidamente una situazione di fame diffusa. Si calcola che un’operaia di Pietrogrado, nel 1917, impiegasse nelle code per acquistare pane o zucchero razionati fino a 40 ore alla settimana che ovviamente si andavano ad aggiungere ai già duri turni di lavoro in fabbrica. Anche nella capitale del Reich le code davanti ai negozi sono lunghissime e spesso le donne sono costrette a pernottare al gelo per non perdere il posto,

Nell’opulenta capitale dell’impero asburgico, Vienna, la stragrande maggioranza dei bambini presenta i segni della malnutrizione e la popolazione passa ore a fare legna nelle colline del Wienerwald per poter riscaldare le proprie abitazioni. La penuria di generi alimentari è però aggravata dall’incapacità delle autorità pubbliche di gestire con efficienza l’economia di guerra, trascurando in maniera crescente le esigenze della popolazione civile.

Le crisi di sussistenza durante la Grande Guerra si avranno anche a Londra e Parigi ma rispetto a quelle che imperversano a Berlino, Vienna e Pietrogrado, sono affrontate da politiche pubbliche ed istituzioni statali e locali in modo più efficiente. Un caso emblematico è la Russia zarista, ancora alla vigilia dell’insurrezione del 1917, malgrado i negozi siano desolatamente vuoti, le autorità municipali assicurano che ci sono magazzini ricolmi di farina in grado di sostenere le esigenze della popolazione per svariate settimane.

Il fallimento della gestione pubblica e la grave inefficienza del sistema di trasporti esacerba la dicotomia tra la penuria che imperversa nelle grandi città e la relativa disponibilità di derrate alimentari delle campagne. D’altra parte la Russia raccoglie i frutti amarissimi della propria incapacità governativa, già dal 1914 infatti era stato varato uno speciale Consiglio che doveva provvedere alla necessità alimentari della popolazione che nel corso degli anni si rivelerà completamente inutile sia per la scarsità dei fondi a disposizione sia per un’ipertrofia burocratica che andava a detrimento dell’efficienza.

Nel 2016 di fronte agli evidenti insuccessi il governo vara un vasto programma di ammassi annonari che però aprirà un duro contenzioso con la popolazione contadina che durerà ben oltre la fine della guerra. Le politiche pubbliche in tempo di guerra assumono un forte impatto statalista ma nonostante un esasperato dirigismo la Russia vede i negozi svuotarsi, il rublo deprezzarsi ed un sempre più pervasivo mercato nero.

In questa orgia di dirigismo il governo russo perde ogni contatto con la realtà quando vieta la vendita ed il consumo della vodka, di gran lunga la bevanda alcolica più bevuta dalle masse popolari. Il proibizionismo da un lato non tocca le classi abbienti che possono acquistare vini e liquori non coinvolti nel divieto di vendita e dall’altra spingono la povera gente a surrogare la vodka con sostanze fantasiose ed anche pericolose per la salute.

In Austria-Ungheria fino alla primavera del 1917 l’autorità militare ha assunto il diretto controllo di molti settori della vita civile ma questo non ha impedito una forte crisi di sussistenza nell’impero asburgico. Di fronte alla rarefazione dei generi di prima necessità ed all’aumento dei prezzi e del mercato nero il governo moltiplica la creazione di agenzie preposte al vettovagliamento con il risultato di sovrapposizioni e conflitti di competenza che ne mineranno fortemente l’efficacia.

Il problema di rifornire Vienna, la capitale, una città di due milioni di abitanti e cuore nevralgico dell’impero asburgico si rivela drammatico e complesso. L’ipertrofia legislativa e regolamentare fa si che a Vienna chi voglia comprare o vendere anche soltanto beni di prima necessità deve vedersela con 24 leggi sulla farina, 23 sul pane, 14 sul latte, 13 sullo zucchero ed 8 sugli alcolici.

La via burocratica all’alimentazione non risolve i gravi problemi di approvvigionamento di Vienna e delle altre città e nello stesso tempo rinfocola l’odio sociale verso chi è sospettato, a torto o a ragione, di fare accaparramento delle derrate alimentari. I tribunali si ingolfano per una serie di micro violazioni di norme e regolamenti che non hanno alcun reale impatto nell’assicurare un livello di alimentazione sufficiente e dignitoso per una popolazione stremata dagli effetti della guerra.

Anche nel Reich guglielmino gli ultimi due anni di guerra registrano un crollo dei consumi alimentari particolarmente nelle aree urbane dell’impero. Dal 1914 al 1918 mentre il consumo di carne dei soldati scende da 285 a 127 grammi al giorno, quello dei civili crolla in modo tragico da 145 grammi a 28!

Anche in Germania il controllo militare invade gran parte dello spazio civile e l’impronta dirigistica viene inizialmente accolta con molto favore dalla popolazione, appoggio che con il tempo scemerà di pari passo con il fallimento dei risultati sperati. Le autorità civili e militari hanno sottovalutato le conseguenze del blocco navale ed adesso appaiono incapaci di assicurare un livello minimo nei rifornimenti alimentari per la popolazione civile. Requisizioni e controlli non riescono ad arginare la crescita esponenziale del mercato nero che accrescerà la forbice delle disuguaglianze tra coloro che sono in grado di ricorrervi e i tanti che ne sono tagliati fuori. Un durissimo colpo alla coesione sociale già messa in discussione da una guerra troppo lunga e troppo dura.

Il mercato nero diventa tanto invasivo e pervasivo delle società in tempo di guerra che un rapporto segretato della polizia viennese nel 1918 ammette che questo fenomeno va persino tollerato almeno fino a quando il governo non sarà in grado di provvedere all’alimentazione dei cittadini. Il fallimento delle politiche volte ad assicurare i bisogni primari dei cittadini alla fine si rivelerà drammatico per la stessa sopravvivenza degli imperi d’Austria-Ungheria, Germania e Russia mentre le crisi alimentari che pur colpiranno anche Londra e Parigi, furono affrontati da un tessuto politico e civile (con un ruolo fondamentale di partiti, sindacati, associazioni mutualistiche) che ne conterranno gli effetti di ribellione sociale e di antagonismo nei confronti dei rispettivi governi.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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