• 15 Novembre 2021 4:36

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La battaglia di Kursk – parte prima

Nei primi mesi del 1943 per le forze dell’Asse la situazione sul fronte orientale si era fatta difficile e l’era delle travolgenti avanzate sembrava definitivamente tramontata. Hitler però riuscì nel giugno del 1943 a portare a poco più di 3.000.000 di soldati il contingente delle forze dell’Asse in Russia. Pur nell’incapacità di cogliere la drammaticità della situazione in cui aveva cacciato la Germania, il Fuhrer a malincuore rinunciò ad un’offensiva generalizzata optando per una circoscritta spallata, un attacco mirato, in un punto preciso dell’immenso fronte russo.

Il punto che scelse fu un saliente ad ovest di una cittadina il cui nome assurgerà a leggenda nella storia del conflitto: Kursk. Si trattava di una regione grande quasi metà dell’Inghilterra costituita da basse colline ed innumerevoli torrenti, ma soprattutto da distese di steppa aperta che rendevano rischiosa l’avanzata di carri armati soggetti al fuoco d’infilata di armi anticarro.

Per l’attacco a Kursk, Hitler si affidò al miglior generale tedesco, il Feldmaresciallo Erich von Manstein, (1887-1973) che concentrò gran parte delle unità di combattimento della Wehrmacht, insieme a tre divisioni Panzer delle SS, 200 nuovi carri armati Tiger e 280 Panther. Gli obiettivi dell’operazione Zitadelle come fu battezzata l’offensiva erano molto limitati, niente a che vedere con le grandi offensive naziste del 1941 e 1942. I russi conobbero con grande anticipo le intenzioni tedesche grazie anche alle informazioni provenienti dalla rete di spie “Lucy” che operava in Svizzera.

In una riunione del 12 aprile 1943 i generali sovietici convinsero Stalin che il modo migliore per fermare l’attacco tedesco era quello di costruire una serie di difese in profondità in grado di dissanguare progressivamente lo slancio nemico. Per questo per tutta la primavera e gli inizi dell’estate del ’43 i genieri russi costruirono 5 linee difensive disseminate di campi minati, trincee e bunker e fortemente presidiate da artiglieria anticarro e mezzi corazzati.

I sovietici schierarono 3600 carri contro i 2700 tedeschi, 2400 aerei contro i 2000 della Luftwaffe e 20.000 pezzi di artiglieria, il doppio di quella in dotazione alle forze dell’Asse. Un milione e trecentosessantamila soldati russi si apprestavano a fronteggiare 900.000 tedeschi. Manstein era consapevole che ormai una vittoria strategica sull’Unione Sovietica era impossibile e che il massimo risultato possibile era infliggere pesanti perdite al nemico in modo da favorire una qualche forma di armistizio.

I soldati russi avanzarono per difendere Kursk attraverso territori devastati dai nazisti. Il fante diciottenne Yurij Ispaikin scrisse ai genitori: “Io sono qui solo da pochi giorni ma abbiamo marciato a lungo attraverso un paese devastato. Dappertutto ci sono campi che nessuno ha arato e seminato. Nei villaggi sono rimasti solo comignoli e rovine in pietra. Non abbiamo visto né un uomo né un animale. I villaggi sono deserti. Attraversare un villaggio intatto fa bene all’amica. La maggior parte delle case sono però vuote, di tanto in tanto, una donna o un ragazzo escono sulla veranda per veder passare l’Armata Rossa.” Il giovanissimo Ispaikin sarà una delle migliaia di giovani vite che perirono nella battaglia di Kursk.

….continua…..

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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