• 11 Novembre 2021 21:47

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il Re dei mezzi da sbarco

Dal 1942 una delle esigenze produttive dell’industria bellica alleata e statunitense in particolare fu quella di incrementare vertiginosamente la costruzione di mezzi da sbarco per le future operazioni di invasione sia in Europa che nel Pacifico. Nel 1939 i cantieri navali che costruivano per la Marina militare USA erano soltanto 29, nel 1942 salirono a 322 e prima della fine della guerra consegnarono oltre 100.000 navi ed imbarcazioni più piccole alla flotta statunitense.

Gli inglesi fecero da apripista per i veicoli anfibi, con gli LST (Landing Ship Thank) navi specializzate per le operazioni anfibie in grado di sbarcare dalla prua, direttamente sulla spiaggia venti carri armati ed altre decine di veicoli motorizzati. Gli Stati Uniti risposero con un modello da 2286 tonnellate, più grande della maggior parte dei cacciatorpediniere e prima della fine della guerra ne furono prodotti 1.573 esemplari.

Il re della costruzione delle imbarcazioni più piccole, destinate essenzialmente allo sbarco truppe e mezzi, fu senza dubbio Andrew Higgins, un armatore appariscente, dal linguaggio colorito, con una malsana propensione per l’alcol che si faceva chiamare “Mister Mezzo da Sbarco”. Nato in Nebraska nel 1886 (e morto nel 1952) Higgins nel 1938 presentò al Corpo dei Marines il suo primo progetto chiamato EUREKA.

Le sue caratteristiche principali, concepite un decennio prima, erano la prua a spatola ed il motore parzialmente incassato. Il suo limite era che i soldati dovevano sbarcare scavalcando le fiancate. Higgins dopo aver visto una fotografia di un mezzo simile giapponese dove le truppe sbarcavano grazie ad una rampa corresse questo difetto nelle sue imbarcazioni ed ottenne una grossa commessa per gli LCVP, come erano chiamati quei mezzi per lo sbarco delle truppe. Le Landing Craft, Vehicle, Personnel o LCVP costituirono la principale tipologia di imbarcazioni per lo sbarco di truppe e veicoli utilizzata, durante la seconda guerra mondiale, dalle forze alleate.

Venivano indicate anche come Higgins Boat, dal nome del vulcanico armatore . Durante il conflitto ne furono costruite più di 23.000, dalla Higgins Industries e da altre ditte su licenza tra il 1942 e il 1945 in diverse versioni. Nel 1942 la popolazione della città di New Orleans crebbe del 20% grazie all’afflusso di tecnici e manodopera indispensabili per gestire commesse che giunsero fino all’astronomica somma di 700 milioni di dollari.

Higgins divenne una figura leggendaria dell’industria bellica tanto che il generale Dwight Eisenhower dichiarò dopo la fine del conflitto che “Andrew Higgins è l’uomo che ha vinto la guerra per noi…..Se Higgins non avesse progettato e costruito quei LCVP non avremmo mai potuto sbarcare su una spiaggia aperta. Tutta la strategia della guerra sarebbe stata diversa”.

Higgins però con la fine del conflitto gestì la sua azienda che nel momento di massimo sforzo produttivo aveva oltre 80.000 dipendenti in maniera così disinvolta e spregiudicata da farla fallire. LCVP aveva lo scafo costruito prevalentemente in compensato ed il fondo piatto.

ll loro impiego prevedeva che queste imbarcazioni, una volta raggiunta la spiaggia si arenassero, per il tempo necessario allo sbarco, e poi disincagliandosi tornassero verso le navi per un nuovo carico. L’equipaggio era costituito da pilota, meccanico e marinaio. Questi ultimi due, durante le operazioni svolgevano il compito di mitraglieri utilizzando le due armi di cui disponeva l’imbarcazione. L’imbarcazione poteva trasportare un plotone al completo (36 soldati) o un veicolo della grandezza di una Jeep e 12 soldati insieme alla velocità di 16 km/h (10 mph).

L’imbarcazione disponeva a prua di una rampa in acciaio che poteva essere utilizzata sia per l’accesso che, uso più frequente, per l’uscita dei soldati o del mezzo. 

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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