• 12 Novembre 2021 23:59

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’odissea della Marina mercantile durante la Battaglia dell’Atlantico

La cosiddetta battaglia dell’Atlantico, termine coniato dal Primo Ministro inglese Winston Churchill, rivestì un ruolo essenziale per i destini della guerra in Europa e per i rifornimenti di armi, cibo e petrolio indispensabili alla Gran Bretagna per la sua lotta di resistenza contro le forze dell’Asse. Un prezzo salatissimo fu pagato dalle marine mercantili dei paesi alleati oggetto di continui agguati da parte delle navi corsare tedesche ma soprattutto dai temutissimi U-boot, comandati soprattutto tra il 1940 ed il 1942 da ufficiali giovanissimi, ben preparati e molto motivati.

Oltre all’affondamento di centinaia di migliaia di tonnellate di naviglio un drammatico destino attendeva i marinai sfuggiti alla morte e dispersi nelle acque del tempestoso Atlantico. La storia che vi raccontiamo, un esempio tra le tante, è quella della nave carbonifera inglese Anglo-Saxon. La notte del 21 agosto 1940, ad 810 miglia ad ovest delle Canarie, l’Anglo-Saxon viene colpita ed affondata dall’incrociatore ausiliario tedesco Widder.

Non contenti ed in barba ad ogni convenzione del mare, la Widder mitraglia spietatamente i superstiti che nuotano nelle acque dell’Atlantico. Soltanto una piccola lancia riesce a sfuggire al massacro. Sulla scialuppa sono stipati il primo ufficiale C.B. Denny e sei uomini. All’alba i superstiti fanno il punto della situazione, sulla lancia c’era una piccola scorta d’acqua, delle gallette e del cibo in scatola. Diversi uomini erano rimasti feriti dalle esplosioni sulla nave o dal fuoco delle mitragliere tedesche: Pilcher il marconista aveva un piede ridotto in poltiglia, Penny un mitragliere vicino ai 50 anni era ferito al fianco e ad un polso.

Per i primi giorni, navigando verso ovest, il morale dei superstiti era abbastanza buono, ma già il 26 agosto il caldo asfissiante e l’esaurimento progressivo della piccola scorta d’acqua mise a dura prova la resistenza dei naufraghi. Il piede di Pilcher andò in cancrena ed il marconista si scusò con i compagni per il fetore che ammorbava la lancia.

L’uomo profondamente provato morì il giorno dopo, il 27 agosto. Il primo ufficiale iniziò a perdere il controllo della situazione e Penny indebolito dalle ferite, una notte che era la timone, scivolò in acqua, annegando. La tensione nella scialuppa salì alle stelle soprattutto tra due marinai che non si sopportavano e litigavano continuamente. Come se non bastasse il tredicesimo giorno dopo l’affondamento, la lancia perse il timone e quindi la possibilità di essere governata. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e il primo ufficiale Denny, decise di farla finita diede un anello ad uno degli altri perché lo consegnasse alla madre ed insieme con il terzo ingegnere dell’Anglo-Saxon si tuffarono in mare, allontanandosi della lancia e sprofondando poco dopo negli abissi dell’oceano.

La sera del 9 settembre un cuoco che si chiamava Morgan si alzò sull’imbarcazione, disse con voce monocorde: “Vado in fondo alla strada a bere qualcosa” scavalcò il parapetto e sparì nei flutti dell’Altantico. Sulla scialuppa erano rimasti soltanto i due marinai che si detestavano.

Uno dei due Wilmer Widdicombe, annotò sul diario di bordo “Il cuoco impazzisce. Morto”. Anche i due litiganti decisero di farla finita ed in uno dei giorni seguenti saltarono in acqua ma poi ci ripensarono e ritornarono sulla scialuppa. Una tempesta tropicale li salvò dalla morte per sete e per fame, si nutrirono con delle alghe e dei granchi scagliati in prossimità della lancia dal maltempo.

Finalmente il 27 ottobre dopo altre furiose litigate avvistarono una spiaggia scintillante. I due marinai sbarcarono su Eleuthera, nella Bahamas, dopo 2275 miglia di navigazione. Dopo mesi di ricovero in ospedale e di convalescenza nel febbraio del 1941 Widdicombe intraprese il viaggio per ritornare a casa a bordo del cargo Siamese Prince. La nave fu affondata da un U-boot e Widdicombre vi trovò la morte stavolta come semplice passeggero.

Il suo compagno di naufragio, il diciannovenne Robert Tapscott, prestò servizio nell’esercito canadese, sopravvisse alla guerra e fu uno dei testimoni nel processo contro il capitano dell’incrociatore tedesco Widder accusato di aver mitragliato i naufraghi dell’Anglo-Saxon e di altri navi mercantili. Il comandante tedesco fu condannato a 7 anni di carcere.

Gli orrori affrontati da Tapscott e dai suoi compagni si ripeterono centinaia di volte durante la battaglia dell’Atlantico e molto spesso non sopravvisse nessuno per raccontare le loro drammatiche e tragiche storie.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.