• 15 Novembre 2021 14:05

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La trimurti invernale: neve, gelo e grandine

Uno dei fenomeni più spettacolari e potenzialmente pericolosi che possono accompagnare i violenti temporali autunnali ed invernali è la grandine. I chicchi di grandine si formano nelle nuvole temporalesche quando l’acqua si lega a piccole particelle congelando. In condizioni normali questi chicchi diventano abbastanza pesanti da precipitare a terra, in parte sciogliendosi, sotto forma di gragnola.

Nelle nubi temporalesche a forte sviluppo verticale però predominano forti correnti ascensionali che trascinano questi chicchi in alto anche per svariati chilometri in questo modo ancora più acqua si attacca al chicco di grandine ingrossandolo. Nelle quote superiori delle nuvole temporalesche il vento scorre con minore intensità ed i chicchi tornano a precipitare nella zona più burrascosa per essere di nuovo spinti verso l’alto come in una perversa partita di ping pong.

Questo processo può ripetersi più volte a seconda dell’intensità della perturbazione temporalesca finché il chicco diventa troppo pesante per questa sorta di montagne russe e precipita a terra. I granelli più piccoli si sciolgono prima dell’urto ed hanno l’effetto di una grossa goccia d’acqua. Gli altri più grandi, di norma hanno la dimensione di un pisello o di una ciliegia, ma talvolta possano assumere dimensioni estreme (chicchi grandi come un pallone) che possono produrre danni all’ambiente, alle cose ed alle persone. Questa estate ad esempio una straordinaria grandinata ha colpito la città messicana di Guadalajara ed uno strato di ghiaccio alto più di un metro ha sepolto strade ed auto (vedi foto).

Se sezioniamo un chicco di grandine possiamo osservare una stratificazione ad anelli simile a quella che ci permette di calcolare l’età di un albero. In questo caso invece ogni anello corrisponde ad uno di quei cicli basso/alto attraverso i quali il grumo di ghiaccio viene sballottato dalle correnti ascensionali delle nuvole temporalesche.

Contrariamente a quanto si possa pensare la neve invece rappresenta per i territori collinari e montuosi uno strumento essenziale per il rifornimento idrico del terreno. La neve è una precipitazione in forma di acqua ghiacciata cristallina, costituita da una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio, tutti aventi di base una simmetria esagonale e spesso anche una geometria frattale, ma ognuno di tipo diverso e spesso aggregati tra loro in maniera casuale a formare fiocchi di neve. Questo rende ogni fiocco diverso da un altro.

Il contenuto acquoso contenuto nella neve non più ostacolato dall’ombrello delle piante (conifere a parte) penetra nel terreno in modo graduale andando a rimpolpare le scorte d’acqua consumate durante il periodo estivo. La neve accumulata al suolo ha l’importante funzione biologica di proteggere il terreno sottostante dalle gelate, mentre sul fronte idrologico la sua lenta fusione al disgelo consente una maggiore infiltrazione dell’acqua nel terreno permettendone l’accumulo in falde acquifere e riserve idriche, diversamente dalle precipitazioni liquide che, se troppo intense e durature, riversano al suolo ingenti quantitativi d’acqua che il terreno non è in grado di assorbire.

Quando però la temperatura diventa estrema e costantemente sottozero si produce il fenomeno delle gelate che diversamente dalle precipitazioni nevose “impermealizzano” il terreno tanto che successive piogge o nevicate non hanno modo di penetrare in profondità.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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