• 15 Novembre 2021 13:26

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Le offensive di primavera del 1915

Papà” Joffre, come era soprannominato il Comandante in Capo dell’Esercito francese era intenzionato a sfruttare l’indebolimento dello schieramento tedesco in seguito allo spostamento di consistenti unità sul fronte orientale russo. Per questo decise di lanciare una serie di offensive nella primavera del 1915 sul crinale di Vimy, nell’Artois.

Ancora una volta la concezione delle programmate offensive si sarebbe basata sull’attacco ad oltranza fino alla conquista degli obiettivi prefissati. I tedeschi invece consapevoli della loro relativa debolezza per l’apertura del fronte orientale e memori dell’esperienze passate, pur non abbandonando completamente il concetto di difesa ad oltranza della prima linea, compresero la necessità di linee difensive multiple, collegate da trincee di comunicazione, con profondi ricoveri sotterranei per proteggere le truppe durante i bombardamenti dell’artiglieria; a tal fine stavano inoltre rafforzando le trincee con postazioni di mitragliatrici ben protette e collocate in modo da ottenere il più efficace fuoco d’infilata attraverso la terra di nessuno, dove venivano posizionate barriere di filo spinato più numerose e spesse che mai.

Questo rafforzamento delle linee difensive in profondità si scontrava però con la cronica mancanza di manodopera da utilizzare negli approntamenti difensivi. L’assalto sul crinale di Vimy sarebbe stato condotto dalla Decima armata francese, ora al comando del generale Victor d’Urbal, mentre il Corpo di Spedizione Britannico (BEF) avrebbe lanciato un attacco di sostegno nel settore del crinale di Aubers. Sulla sinistra, la Decima armata avrebbe attaccato lungo la collina di Notre Dame de Lorette, mentre la principale penetrazione sulla destra avrebbe mirato al crinale di Vimy. Si trattava di un piano molto ambizioso. La preparazione dell’attacco da parte dei francesi fu molto accurata e comprese anche una ricognizione aerea fotografica su larga scala.

Il 4 maggio oltre mille cannoni iniziarono un furioso bombardamento di preparazione all’attacco. Quando la fanteria andò all’attacco, alle 10:00 del 9 maggio, solo il XXXIII corpo, al comando del generale Philippe Pétain, fece qualche progresso reale al centro, aprendosi la strada fino al crinale di Vimy. Questo scatenò un violento contrattacco tedesco, che lo costrinse alla ritirata prima di sera.

L’offensiva si tramutò in un nuovo inutile carnaio di sangue. Il contributo che la BEF apportò al disegno tattico di Joffre fu ancora una volta modesto ed incentrato sul crinale di Aubers dove la Prima armata al comando del generale Douglas Haig aveva lanciato due attacchi convergenti. La fanteria attaccò alle 5:40 del 9 maggio, dopo un bombardamento di quaranta minuti eseguito da 636 cannoni che si rivelò assolutamente inutile per colpire in modo significativo le difese tedesche.

La fanteria britannica venne massacrata già sulla terra di nessuno e con la tecnica tedesca del bombardamento in profondità le truppe di rinforzo vennero decimate ben prima di arrivare in prima linea. Ecco cosa scrisse di quelle ore il secondo tenente Lionel Sotheby, del 2nd Black Watch:

Gli shrapnel di ogni calibro spazzavano i quasi cinquecento metri di bastione di comunicazione che portava alla prima linea. Ovunque si guardasse si vedeva un massiccio muro di proiettili. I bastioni nemici e la campagna per oltre ottocento metri erano avvolti da una fitta cortina di fumo giallo, attraverso il quale apparivano lampi di luce. Questo fumo oscurava letteralmente il sole. Tutt’attorno c’erano rami spezzati e alberi abbattuti. Di tanto in tanto un immenso proiettile cadeva su una casa in rovina e la polvere dei mattoni sbriciolati non aveva nulla da invidiare alla nebbia di Londra. Di tanto in tanto un enorme colpo d’artiglieria esplodeva nel nostro bastione, uccidendo e menomando le persone. Campbell, l’attendente di Merrilees, era irriconoscibile, privo com’era delle braccia, della testa e di una gamba. Nel mio plotone, Carson era in una situazione ancor peggiore, dal momento che i suoi resti si sarebbero potuti seppellire in un pacchetto di sigarette. Nel frattempo il pesante fuoco dei fucili tedeschi sibilava sopra le nostre teste, quindi restai sotto al parapetto. Mi sembrava impossibile poter raggiungere la prima linea. Finalmente ne uscimmo. Ci precipitammo velocissimi lungo la trincea di comunicazione. I feriti strisciavano nel passaggio e i morti non si contavano. Alla fine riuscimmo a raggiungere la prima linea“.

Haig interruppe l’attacco dopo il fallimento di un secondo tentativo di sfondamento. Intanto, ostinatamente i francesi continuavano la pressione contro la linea difensiva tedesca ed il 15 maggio si scatenò una cruenta battaglia a Festubert. Fu un clamoroso insuccesso.

Il 16 giugno i francesi lanciarono un’altra offensiva nell’Artois. Circa sei giorni prima, iniziò il fuoco di sbarramento ad ampio raggio, al fine di nascondere quanto stava accadendo alternando gli obiettivi intermedi. Quando l’assalto iniziò a fronte di modestissimi guadagni territoriali i francesi subirono perdite devastanti. Il fallimento delle offensive di primavera non scalfì la convinzione di Joffre che gli alleati dovevano continuare ad attaccare per alleggerire la pressione militare del Reich sul fronte russo e si iniziò così a preparare le future offensive d’autunno.

N.B. nella foto il generale britannico Douglas Haig

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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