StoriaUncategorized

Gli Usa prima dell’entrata in guerra

I 27 mesi che separano l’inizio del secondo conflitto mondiale con l’entrata in guerra degli Stati Uniti sono caratterizzati da un’opinione pubblica che guarda alla guerra in Europa con sdegno ed una sorta di macabra fascinazione ma che non ha un forte sentimento anti tedesco, tanto che la forte comunità di lingua tedesca in Usa cercherà soprattutto nei primi due anni di aiutare in tutti i modi il Reich.

Il 30 agosto 1939 un sondaggio fatto dall’Università di Princeton rivelava che il 68% dei cittadini statunitensi era per vietare che gli americani potessero arruolarsi nella Wehrmacht e solo il 26% era dell’opinione che questa eventualità fosse garantita. La grande maggioranza del popolo americano era contrario a qualsiasi coinvolgimento nella guerra. Un’altro sondaggio fatto nel settembre del 1939 dalla Roper certificava come soltanto il 16,1% era a favore della modifica della neutralità vendendo armi e munizioni ad Inghilterra e Francia se questi paesi fossero stati sul baratro di una sconfitta.

Chi era su prudenti posizioni interventiste era il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt che si lamentava della miopia del suo popolo in una lettera scritta il 30 ottobre del 1939 al suo ambasciatore a Londra, Joseph Kennedy. Roosevelt si sentì in dovere di agire con prudenza nella sua politica di sostegno alla Gran Bretagna perché come scrisse Robert Sherwood, assiduo frequentatore della Casa Bianca: “Prima del disastro in Europa occidentale e di Winston Churchill la causa degli Alleati non aveva un buon odore neppure per le narici di coloro che avversavano il fascismo ed il nazismo”.

La mattina dopo l’invasione della Norvegia nell’aprile 1940 i giornalisti affollarono l’ufficio di Roosevelt chiedendogli a gran voce se questa ennesima aggressione hitleriana portava gli Stati Uniti più vicini alla guerra. La risposta del Presidente fu di una prudenza sibillina anche perché FDR aveva deciso di correre per un terzo mandato quell’anno.

Gli USA intanto avevano cominciato già dal 1938 una consistente campagna di riarmo, ad iniziare dagli 1,5 miliardi di dollari stanziati dal Naval Expansion Bill, seguito l’anno dopo dal Cash and Curry Bill che consentiva agli Stati Uniti di vendere armi e munizioni a Francia ed Inghilterra dietro pagamenti in contanti. Nel 1940 Roosevelt fece approvare dal Congresso il Selective Service Act che introduceva la coscrizione obbligatoria ed un programma di riarmo per 15 miliardi di dollari.

L’esercito degli Stati Uniti crebbe da 140.000 uomini del settembre 1939 a 1.250.000 unità del 1941 ma tutti e tre i Capi di Stato Maggiore delle rispettive armi sapevano che l’insieme degli effettivi era drammaticamente impreparata a sostenere una guerra. Anche il morale dei giovani arruolati con il Selective Service Act era basso e forte il loro malumore per la coscrizione obbligatoria. Insomma l’esercito che lentamente FDR stava approntando per una guerra contro le forze dell’Asse era non soltanto riluttante ma fortemente impreparato.

Molti intellettuali erano contrari all’entrata in guerra a fianco degli Alleati perché la percepivano come uno scontro tra due diversi tipi di imperialismo. La sfiducia nella capacità di resistenza dell’Inghilterra di fronte alle armate naziste era molto alta nel 1940 ed era nettamente percepita dal governo inglese e dai militari britannici, tanto che Churchill scrisse una direttiva nella quale si vietava di rivelare agli americani dati sensibili sullo stato della guerra in corso.

Intanto gli inglesi dovevano pagare ogni singola fornitura d’arma in contanti fino a che non esaurirono la liquidità e le riserve auree. Roosevelt allora facendosi scudo delle teorie di John Pershing il più famoso comandante militare americano della Grande Guerra riuscì a far approvare la legge “Affitti e Prestiti” alla fine del 1941. Furono le sorti della Battaglia di Inghilterra che spostarono decisamente l’umore di politici, militari ed anche della pubblica opinione americana sulla capacità inglese di resistere ai nazisti.

L’isolazionismo restava tuttavia un elemento centrale della campagna elettorale per le presidenziali del 1940. Al punto che con grande spregiudicatezza Roosevelt durante la campagna, durante una trasmissione radio lanciò una delle sue affermazioni più controverse, improntate ad un cinismo glaciale, quando assicurò le madri americane che i loro figli non avrebbero mai combattuto all’estero. A differenza delle elezioni del 1936, quando FDR ottenne senza contestazioni la candidatura del partito democratico, nel 1940 subì l’opposizione di diversi candidati, il più importante dei quali fu il suo stesso Vicepresidente, John Nance Garner. Roosevelt si avviò a battere Garner per la candidatura del suo partito, quindi sconfisse il candidato repubblicano Wendell L. Willkie vincendo le elezioni con una netta maggioranza. Al posto di Garner divenne Vicepresidente Henry Agard Wallace.

Nonostante la vittoria Roosevelt pregò Churchill di mantenere il più possibile segreti gli acquisti di armi dagli Stati Uniti per ragioni squisitamente politiche. Alla fine sarà Tokyo a togliere dall’imbarazzo FDR e tutti coloro che ritenevano necessario opporsi al nazifascismo, con l’aggressione giapponese alla base USA di Pearl Harbour ormai il dato era tratto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.