• 12 Novembre 2021 21:28

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

I capolavori del cinema erotico: Il vaso di Pandora.

Il vaso di Pandora (Die Büchse der Pandora), anche conosciuto con il titolo Lulu – Il vaso di Pandora, è un film tedesco del 1929 diretto da Georg Wilhelm Pabst ed interpretato dall’attrice americana Louise Brooks. Ispirato alle opere teatrali di Wedekind, Lo spirito e la terra e Il vaso di Pandora, è una pellicola che si contraddistingue per la costruzione di un vero e proprio archetipo dell’erotismo femminile.

Lulù è una giovane dei bassifondi che riesce a fare degli uomini ciò che vuole, senza legarsi con nessuno e dimostrando una spregiudicatezza che porterà alla rovina tutti i suoi amanti e pretendenti. L’unico uomo verso cui la giovane ex fioraia pare nutrire un sincero affetto è il vecchio e laido Schigolch che lei chiama papà.

Lulù vuole fare carriera nel mondo del varietà e per questo diventa l’amante del dottor Schön. Tuttavia questi, a conoscenza delle sue numerose relazioni, decide di lasciarla per sposare Charlotte. Alwa, figlio di Schön e anch’esso innamorato di Lulù, la scrittura per uno spettacolo. Durante la prima, il dott. Schön viene sorpreso da Charlotte tra le braccia di Lulù e, per questo, decide di sposare quest’ultima; tuttavia, durante la festa di matrimonio, Schön, ingelosito dalla presenza del vecchio Schigolch nella camera da letto nuziale, afferra la pistola e, nella disputa che ne segue con Lulù, viene da lei accidentalmente ucciso. Processata, Lulù viene giudicata colpevole.

Qui entra in gioco un altro tema dai contenuti morbosamente erotici. Forse per la prima volta sullo schermo viene rappresentata l’attrazione lesbica del personaggio della contessa Geschwitz nei confronti di Lulù. Il film mostra in varie scene infatti esplicitamente questa attrazione, sia durante il ballo del matrimonio che nella gelosia espressa dallo sguardo dell’attrice Alice Roberts che interpreta la contessa. La Geschwitz è una delle “vittime” del fascino di Lulù, e per lei si rovina, così come si distruggeranno tutti gli uomini attratti dal suo fascino. Tuttavia l’attrazione della contessa rimarrà incompiuta.

Alwa – in combutta con la contessa Anna Geschwitz, riesce a fuggire con Lulù. In treno i due vengono però riconosciuti e ricattati dal marchese Casti-Piani, che li conduce in una bisca clandestina a bordo d’un battello in Francia, tenendoli in ostaggio e minacciando di consegnarli alla polizia. Casti-Piani vuole vendere Lulù a un egiziano, fatto che spinge Alwa, Schilgoch e Lulù a fuggire nuovamente, rifugiandosi a Londra. 
Ridottisi in miseria, Lulù decide di prostituirsi per sfamare se stessa e gli amici, finendo vittima di Jack lo Squartatore.

Per il ruolo di Lulù inizialmente si era pensato a Marlene Dietrich ma poi Pabst (1885-1967) grande regista austriaco considerato un maestro del cinema realistico la scartò a favore della Brooks perché considerava la ventisettenne diva troppo vecchia per il ruolo di Lulù.

Louise Brooks (1906-1985) divenne grazie a questa interpretazione famosissima specializzandosi, almeno nella fase europea della sua carriera in pellicole con tematiche fortemente erotiche per l’epoca. Lulù si rivelerà opera importante per il tratteggio di moderni atteggiamenti sessuali, inclusa una delle primissime rappresentazioni al cinema di una lesbica.Successivamente Brooks recitò nel controverso dramma sociale Diario di una donna perduta (1929), tratto dal romanzo di Margarete Böhme e diretto anch’esso da Pabst, e in Miss Europa (1930) del regista italiano Augusto Genina. Tutti questi film furono pesantemente censurati, considerati scioccanti per l’epoca a causa della loro rappresentazione “adulta” di tematiche quali la sessualità e la satira sociale.

N.B. nella foto Louise Brook a 27 anni

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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