• 22 Novembre 2021 18:20

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La lotta alla contraffazione nasce con l’avvento delle monete metalliche e soprattutto dal XVIII secolo in poi molti scienziati furono arruolati per contrastare la “chimica” utilizzata dai falsari per forgiare monete apparentemente legali. Forse il più importante di tutti fu Isaac Newton. Nel 1696 per risollevare il genio inglese da un momentaneo esaurimento nervoso  Charles Montagu, un noto politico dell’epoca gli offrì un posto alla zecca reale.

Newton divenne direttore della Zecca alla morte di Lord Lucas nel 1699. Questi incarichi erano intesi come sinecure, ma Newton li prese seriamente, esercitando il suo potere per riformare la moneta e punire i falsari tanto che si ritirò dai suoi incarichi a Cambridge nel 1701.

I falsari che fino alla fine della carriera di Newton si occupavano essenzialmente della falsificazione delle monete passarono poi alla contraffazione delle banconote. I soldi di carta erano stati inventai nel Duecento dall’imperatore mongolo Kublai Khan ma questa novità in Europa si diffuse con estrema lentezza tanto che la Banca d’Inghilterra iniziò a coniare cartamoneta soltanto nel 1694.

Contrariamente ad oggi, all’epoca falsificare una moneta di metallo era molto più semplice grazie ad una buona conoscenza delle qualità chimiche di alcune leghe di metallo che falsificare delle banconote. Un grosso aiuto nella lotta ai falsari proviene da alcuni elementi della tavola periodica, primo fra tutti l’europio.

Questo elemento, con numero atomico 63 è il più reattivo tra gli elementi delle terre rare. Ricordiamo che le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi, scandio e ittrio sono considerati “terre rare” poiché generalmente si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanoidi e possiedono proprietà chimiche simili. Il termine “terra rara” deriva dai minerali dai quali vennero isolati per la prima volta, che erano ossidi non comuni trovati nella gadolinite estratta da una miniera nel villaggio di Ytterby, in Svezia. In realtà, con l’eccezione del promezio che è molto instabile, gli elementi delle terre rare si trovano in concentrazioni relativamente elevate nella crosta terrestre.

L’europio si ossida rapidamente quando è esposto all’aria e reagisce in maniera simile al calcio in presenza di acqua. Come gli altri lantanidi, esplode spontaneamente all’aria a temperature comprese tra i 150 °C ed i 180 °C. Come il piombo è piuttosto tenero e abbastanza duttile.

L’europio riesce ad emettere luce grazie al fenomeno della fluorescenza ovvero la proprietà di alcune sostanze di riemettere (nella maggior parte dei casi a lunghezza d’onda maggiore e quindi a energia minore) le radiazioni elettromagnetiche ricevute,  in particolare di assorbire radiazioni nell’ultravioletto ed emetterla nel visibile.

Grazie a questa caratteristica, l’europio in combinazione con altri composti come il gallio, lo stronzio, lo zolfo, l’alluminio e il bario, viene impiegato negli inchiostri speciali anti-contraffazione usati sulle banconote dell’euro. La divulgazione di questo utilizzo è dovuta ai chimici olandesi Freek Suijver e Andries Meijerink che sottoposero ad analisi spettroscopica alcune banconote da 5 euro , non riuscendo comunque a scoprire l’esatta composizione di tali inchiostri che è tenuta segreta dalla BCE.

Questo procedimento fa delle banconote in euro le più sicure ed affidabili, a livello mondiale, nel contrasto alla falsificazione.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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