• 4 Maggio 2022 8:15

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Vita di Einstein: Il Politecnico di Zurigo – Ep. 6

Quando nell’ottobre del 1896 Einstein si iscrisse al Politecnico di Zurigo questa istituzione contava 841 studenti che preparava essenzialmente per l’insegnamento o come tecnici. Il Politecnico all’epoca era molto meno prestigioso delle principali Università svizzere che potevano tutte conferire dottorati (uno status che il Politecnico raggiunse soltanto nel 1911).

Nondimeno si trattava di un’istituzione dalla solida reputazione nel campo delle scienze e dell’ingegneria. Il capo del dipartimento di fisica era Heinrich Weber (1843-1912) ed il giovane Albert era uno delle 11 matricole iscritte al corso che formava «insegnanti specializzati in matematica e fisica». Viveva in una camera d’affitto per studenti grazie a un assegno mensile di cento franchi svizzeri messo a disposizione dai parenti Koch. Ogni mese ne risparmiava venti per mettere insieme il danaro occorrente per le pratiche di naturalizzazione come cittadino svizzero.

Erano gli anni in cui si stava affermando la fisica teorica come disciplina autonoma rispetto alla fisica sperimentale e tra i pionieri della nuova disciplina si annoveravano scienziati del calibro di Max Planck, Hendrick Lorentz e Ludwig Boltzmann. La matematica aveva pertanto una forte preminenza nella nascente disciplina, ma Einstein aveva un’intuizione più lucida per la fisica che per la matematica, e non si rendeva ancora conto di quanto intimamente le due discipline sarebbero state connesse nell’elaborazione di nuove teorie. Nei quattro anni trascorsi al Politecnico ottenne votazioni comprese tra 5 e 6 (su una scala da 1 a 6) in tutti i corsi di fisica teorica, ma ottenne soltanto dei 4 nella maggior parte dei corsi di matematica, specialmente in quelli di geometria.

Inizialmente i rapporti con Weber furono ottimi tanto che Albert frequentò ben 15 corsi con lui, cinque di laboratorio e dieci di teoria, con il passare degli anni però perse il suo entusiasmo su Weber. Einstein riteneva che non si occupasse a sufficienza delle frontiere della ricerca contemporanea. Poco o nulla, ad esempio, delle nuove ed eleganti teorie sull’elettromagnetismo di James Clerk Maxwell venivano insegnate da Weber. Einstein maturò la convinzione che sapessero molto sulla storia della scienza e della fisica e pochissimo sui nuovi orizzonti di ricerca che si stavano aprendo in quel fervido periodo.

Così i rapporti si deteriorano rapidamente negli ultimi due anni di studi del giovane Einstein. Ancora peggiori se possibile erano quelli con Jean Pernet, l’altro professore di fisica del Politecnico. Nel suo corso di «esperimenti di fisica per principianti», Pernet assegnò ad Einstein un 1, il voto più basso possibile, così guadagnandosi il privilegio di passare alla storia per aver bocciato Einstein in un corso di fisica.

Pernet gli imputava un certo cronico assenteismo e soprattutto un’indisciplina nel seguire i fondamenti tradizionali della fisica che portarono Albert, nel luglio del 1899, a rischiare di rimetterci una mano durante un esperimento nel laboratorio del Politecnico.

Benché si concentrasse più sulla fisica che sulla matematica, l’insegnante che alla fine avrebbe avuto l’influenza più positiva su di lui fu il professore di matematica Hermann Minkowski (1864-1909), un ebreo di origine lituana di bell’aspetto e con la mascella squadrata, che era poco sopra la trentina. Einstein apprezzava il modo in cui Minkowski collegava la matematica alla fisica, ma evitava i più impegnativi dei suoi corsi, il che spiega perché Minkowski lo definisse un fannullone: «Non si è mai minimamente preoccupato della matematica». Minkoswski sviluppò la teoria geometrica dei numeri ed utilizzò metodi geometrici per risolvere impegnativi problemi della teoria dei numeri, della fisica matematica e della teoria della relatività.

Nel periodo del Politecnico Einstein strinse una delle più importanti amicizie della sua vita con un giovane di origine ebraica, Marcel Grossmann, un vero e proprio genio della matematica con cui passava ore a fumare la pipa e bere caffè ghiacciato discutendo di filosofia al Caffè Metropole. Gli appunti di matematica di Grossmann salveranno più di una volta il giovane Einstein con la parte più impegnativa dei corsi.

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Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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