Storia della scienza e della filosofia

Vita di Einstein – Lo scolaro Ep. 3

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Come abbiamo visto negli episodi precedenti i genitori di Einstein, pur di origine ebrea, non avevano alcun rapporto con la religione e le tradizioni ebraiche, pertanto quando il piccolo Albert compie sei anni, non hanno alcuna esitazione ad iscriverlo alla grande scuola cattolica del loro quartiere, la Petersschule. Unico ebreo tra i settanta studenti del suo anno, Einstein seguì le normali lezioni di religione cattolica e finì per apprezzarle immensamente.

Einstein non ebbe mai alcun problema con gli insegnanti mentre tra i bambini prosperava l’antisemitismo che affliggeva la società tedesca in quel periodo. Dovette pertanto subire qualche piccola vessazione da parte dei suoi compagni che però non lasciò tracce profonde nella psiche del futuro genio della fisica.

Compiuti i nove anni, Einstein passò a una scuola media non lontana dal centro di Monaco, il Luitpold Gymnasium, che aveva fama di istituzione illuminata, dove trovavano grande spazio l’insegnamento della matematica e delle scienze. E qui è il caso di smentire una leggenda metropolitana che vuole Einstein in grave difficoltà con la matematica al punto tale da essere, un anno, rimandato.

Nel 1935 un rabbino di Princeton gli mostrò un ritaglio della rubrica di un noto giornalista con il titolo “Il massimo matematico vivente fu rimandato in matematica”. Einstein rise. «Non sono mai stato rimandato in matematica» rispose. «Prima dei quindici anni padroneggiavo il calcolo differenziale e integrale.»

In realtà Albert fu un ottimo studente che eccelleva in quasi tutte le materie ed anche in quelle che detestava per la loro meccanicità come il greco e il latino otteneva voti lusinghieri. Per quanto riguarda la matematica era addirittura molto più avanti dei programmi scolastici, e lo zio Jakob Einstein, l’ingegnere, lo introdusse ai piaceri dell’algebra.

Ma lo zio Jakob non era l’unico che di fronte ad un’intelligenza così pronta ed a una curiosità così vivida stimolava il giovanissimo Albert con programmi e materie in grande anticipo rispetto ai consueti programmi scolastici. un giovane e spiantato studente di medicina, Max Talmud che spesso ero ospite a cena degli Einstein, il giovedi, regalò ad Albert i ventuno volumetti “Libri popolari di scienza naturale”, un’opera scritta da Aaron Bernstein che Albert divorò con grande fervore ed attenzione.

E sempre Talmud regalò allo scolaro Einstein un manuale di geometria due anni prima di quando era previsto lo studio di tale disciplina a scuola. Più tardi Einstein lo avrebbe definito il «sacro libretto di geometria» Albert divenne così bravo in matematica e geometria che Talmud non fu più in grado di seguirlo ed allora propose al tredicenne Einstein lo studio di Kant. Fu probabilmente il cocktail prodotto dallo studio appassionato delle scienze e della matematica che intorno ai 12-13 anni produsse in Einstein una profonda avversione per le pratiche ortodosse della religione ebraica, come di qualsiasi altra religione tradizionale, e una vera insofferenza ad assistere a qualsiasi servizio religioso che non lo abbandonerà per tutta la sua vita.

Questo rifiuto di qualsiasi dogma fece scaturire in lui una fortissima allergia per ogni autorità costituita e per il pensiero convenzionale e conformista che caratterizzeranno la sua personalità. Questi convincimenti produssero nel giovane Einstein oltre che un forte spirito di ribellione anche un certo malessere in una società come quella prussiana imbevuta di militarismo fino al midollo.

In anni successivi, avrebbe paragonato i suoi insegnanti a membri dell’esercito. «I maestri della scuola elementare mi sembravano sergenti,» disse «i professori del ginnasio mi sembravano tenenti.» Nel 1901, in una lettera scritta ad un carissimo amico, Einstein affermò: «la cieca obbedienza all’autorità è il peggior nemico della verità».

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