Vita di Einstein – Le rivelazioni di un bambino Ep. 2

Quando gli Einstein, per ragioni di lavoro, si trasferirono a Monaco nel 1882, la città contava circa 300.000 abitanti (di cui soltanto il 2% di origine ebrea). Monaco aveva subito profonde trasformazioni durante il regno del re folle Ludwig II (1845-1886), la città era stata abbellita da chiese monumentali, gallerie d’arte e sale da concerto che ospitavano frequentemente le opere dell’illustre concittadino: Richard Wagner.

La famiglia Einstein si trasferì in una bella villa con giardino, nei sobborghi della città ed i primi anni dell’infanzia di Albert furono in tutto e per tutto uguali ai bambini di ogni agiata famiglia borghese. Il futuro genio della fisica manifestò fin dai primi anni un carattere schivo e solitario. Evitava le comitive chiassose dei suoi coetanei e preferiva dedicarsi ad intrattenimenti dove tenacia e perseveranza erano qualità indispensabili.

Nei primi anni di vita Albert era anche incline ad improvvisi e furibondi scatti d’ira, anche nei confronti dell’amatissima sorella Maya, caratteristica che perderà con il passare degli anni. Due furono gli accadimenti della sua primissima infanzia che ebbero le caratteristiche di vere e proprie rivelazioni per Einstein.

La prima avvenne tra i quattro ed i cinque anni e costituì una vera e propria illuminazione destinata a cambiargli la vita. Un giorno era a letto malato, e suo padre gli portò una bussola. In seguito ricordò di essere stato talmente eccitato mentre ne esaminava le misteriose proprietà da essersi messo a tremare e a rabbrividire. Il fatto che l’ago magnetico si comportasse come se avvertisse l’azione di qualche campo di forza nascosto, invece che secondo la più intuitiva modalità meccanica implicante l’urto o il contatto, produsse in lui un senso di meraviglia che gli sarebbe stato di stimolo per tutta la vita. «Ricordo ancora – o almeno mi sembra di ricordare – che questa esperienza mi fece un’impressione duratura e profonda» scrisse in una delle numerose occasioni in cui raccontò l’episodio. «Dietro alle cose doveva esserci un che di profondamente nascosto.»

La seconda rivelazione fu invece merito della madre che era un abile pianista e che lo “costrinse” a prendere lezioni di violino. Inizialmente Einstein detestò la rigida disciplina necessaria per padroneggiare questo strumento musicale ma, poi l’incontro con la musica di Mozart rappresentò per il bambino una vera e propria fascinazione che lo accompagnerà per tutta la vita.

La musica non era un semplice diversivo. Al contrario, lo aiutava a pensare. «Ogni volta che sentiva di essere finito in un vicolo cieco o di essere di fronte a un passaggio difficile nel suo lavoro» ha detto suo figlio Hans Albert «cercava rifugio nella musica e vi trovava una soluzione a tutte le sue difficoltà.»

Queste due esperienze segnarono profondamente il futuro genio della fisica e lo prepareranno a quelle sfide e quelle scoperte che cambieranno definitivamente il mondo.

……..continua…….

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