Breve storia del tabacco (e della nicotina)

Fu Cristoforo Colombo ad importare dal Nuovo Mondo il tabacco pianta del tutto sconosciuta all’Europa del XV secolo. Il grande navigatore genovese aveva notato che gli indios dei Caraibi, uomini e donne, inalavano il fumo di foglie arrotolate ed infilate nelle narici. Questa pratica era associata ad eventi cerimoniali perché pare producesse nei “fumatori” uno stato di trance.

Questo farebbe supporre che il loro tabacco avesse una concentrazione maggiore di sostanze attive rispetto alla specie Nicotiana tabacum che fu introdotta in Europa. Con ogni probabilità gli indios fumavano o masticavano le foglie della Nicotiana rustica, il tabacco dei Maya, che ha una concentrazione più forte dei principi attivi.

Ben presto l’uso del tabacco si diffuse in tutta Europa contemporaneamente alla sua coltivazione. Tra gli entusiasti della nuova pianta e dei suoi effetti va ricordato Jean Nicot (1530-1600), diplomatico ed accademico francese che ha dato il nome alla nicotina, l’alcaloide del tabacco.

Contrariamente a quanto si può pensare l’uso del tabacco non fu accolto positivamente da tutti. Vari editti papali ne proibirono l’uso in chiesa e pare che addirittura re Giacomo I d’Inghilterra abbia scritto nel 1604 un libello che denunciava questa pratica “ripugnante” evidenziandone i danni inferti ai polmoni!

Nel 1634 il fumo fu messo fuorilegge in Russia e le pene per i trasgressori erano pesantissime: si andava dalla fustigazione alla castrazione, dal taglio delle mani all’esilio. Il proibizionismo in Russia durò per circa 50 anni fino a che lo zar Pietro il Grande accanito fumatore lo abolì promuovendo l’uso del tabacco.

Nel Seicento l’uso del tabacco si diffuse per tutto l’Oriente nonostante che alcuni paesi come la Turchia, la Persia e l’India che lo avevano messo al bando, come pena per i trasgressori, includessero anche quella capitale. Nonostante questo il fumo ormai aveva vinto la sua battaglia in gran parte del mondo.

Fin dall’inizio la quantità di tabacco coltivata in Europa non era in grado di far fronte alla domanda e questo innescò un poderoso flusso di importazioni dal Nuovo Mondo. La coltivazione del tabacco richiedeva un uso intensivo di manodopera che fu soddisfatta attraverso lo schiavismo.

Nel tabacco sono presenti almeno dieci alcaloidi il principale dei quali è la nicotina. Il contenuto di nicotina delle foglie del tabacco varia dal 2 al’8% a secondo dei metodi di coltivazione, del clima e delle caratteristiche del sottosuolo. La nicotina in dosi molto piccole è uno stimolante del sistema nervoso e del cuore ma con dosi maggiore svolge un’azione depressiva.

Questa apparente incongruenza dipende dal fatto che la nicotina imita il ruolo di un neurotrasmettitore. In dosi importanti la nicotina è un veleno mortale. L’assorbimento di una dose anche soltanto di 55 milligrammi può uccidere in pochi minuti una persona adulta. La nicotina è particolarmente letale se assunta attraverso l’assorbimento dalla pelle mentre ingerendola, probabilmente, per l’azione di scomposizione dei succhi gastrici, il suo potere letale diminuisce.

Fumando una sigaretta o un sigaro gran parte del contenuto di questo alcaloide viene ossidato per effetto della combustione trasformandosi in un prodotto meno tossico. Questo non significa ovviamente che il fumo non faccia male, ormai la letteratura scientifica, ha accertato al di la di ogni dubbio, la responsabilità di questa pratica nell’insorgenza del tumore ai polmoni e di tutta una serie di patologie correlata all’apparato cardiocircolatorio.

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