• 22 Novembre 2021 23:56

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La sera del 13 aprile 1967 il Principe Antonio De Curtis, meglio conosciuto come Totò, sta rientrando a casa a bordo della sua Mercedes guidata dal fido autista Carlo Cafiero. Durante il viaggio il grande attore napoletano mormora: “Cafiè, non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza”.

A casa forti dolori allo stomaco preoccupano la sua compagna Franca Faldini, allora attrice di un certo successo ed in seguito giornalista e scrittrice, che chiama il medico di famiglia. Questi somministra a Totò dei medicinali e gli dice di stare tranquillo e riguardarsi.

Il giorno dopo trascorre relativamente sereno. Totò e Franca fanno programmi sulle prossime vacanze. A cena mangia una minestra di semolino ed una mela cotta. Quasi subito dopo Totò viene colto da tremori e copiosa sudorazione. “Ho un formicolio al braccio sinistro” mormora pallidissimo alla compagna l’attore napoletano. Franca comprende subito che si tratta di un problema cardiaco, chiama il medico di famiglia ed il cardiologo professore Guidotti, avvisa la figlia di Totò, Liliana ed il cugino-segretario Eduardo Clemente.

Gli vengono somministrati dei cardiotonici ma le condizioni non migliorano. Alle due di notte si sveglia dal profondo torpore e sussurra al professor Guidotti di lasciarlo morire perché soffre troppo. Si raccomanda con il cugino di essere portato a Napoli nel suo ultimo viaggio, Totò infatti abita a Roma. Le ultime parole sono per la compagna: “Franca t’aggio voluto bene. Assai.”

Alle 3.30 del 15 aprile 1967 Totò spira. La figlia Liliana darà un’altra versione delle ultime parole della più grande maschera comica italiana di tutti i tempi, Totò avrebbe sussurrato: “Ricordatevi che sono cattolico, apostolico e romano”. Il 17 aprile alle 11.20 dopo una semplice benedizione la salma inizia l’ultimo viaggio in direzione di Napoli. Giunge alla Basilica del Carmine Maggiore stipata da tremila persone mentre altre 100.000 sono assiepate nella piazza antistante per l’ultimo saluto al grande figlio di Napoli.

Qualcuno si sente male quando gli sembra di vedere Totò vivo che percorre la piazza in direzione della basilica, si tratta in realtà di DIno Valdi, nome d’arte di Osvaldo Natale, per anni controfigura di Totò. L’orazione funebre viene tenuta dall’amico ed attore Nino Taranto, queste le sue parole:

Amico mio questo non e’ un monologo ,ma un dialogo perchè sono certo che mi senti e mi rispondi.La tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli che è venuta a salutarti, a dirti grazie perchè l’hai onorata. Perchè non l’hai dimenticata mai,perchè sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l’avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l’allegria di un’ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani,il tuo pubblico è qui. Ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l’ultimo esaurito della sua carriera e tu, tu maestro del buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio. Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori e non ti scorderà mai. Addio amico mio, addio Totò.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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