• 13 Novembre 2021 12:50

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Sono i primi giorni di ottobre del 1993 quando un gruppo di speleologi pugliesi riesce per la prima volta a penetrare nella grotta di Lamalunga, in Alta Murgia, non troppo distante dal comune di Altamura. Avevano impiegato più di un anno ad allargare quella piccola fessura del terreno da dove usciva un getto di aria fredda e finalmente erano riusciti a penetrare attraverso un passaggio impervio ma praticabile nella grotta.

La grotta si diramava in ampie stanze collegate da cunicoli ed in uno di questi ambienti ipogei con loro grande sorpresa gli speleologi rinvennero uno scheletro indubbiamente riconducibile ad un uomo preistorico letteralmente incastonato nel calcare e ricoperto da una miriade di gocce di calcite.

Si trattava di un esemplare umano adulto, intrappolato nella grotta di Lamalunga in Altamura, rimasto inglobato nelle stalattiti e stalagmiti che gli sono cresciute intorno e che lo hanno conservato intatto.

L’equipe guidata da Vittorio Pesce Delfino[dell’Università di Bari, recentemente scomparso,  avanzò, subito dopo la scoperta, la prima proposta di collocazione filetica e la prima stima, su basi esclusivamente morfologiche, del reperto; considerandolo una forma di pre-neandertaliano . Secondo questa ipotesi l’Uomo di Altamura doveva collocarsi antecedentemente alle forme più antiche di Neanderthal classici e successivamente alle fasi corrispondenti all’ Homo erectus.

Lo scheletro a distanza di tutti questi anni, a parte qualche minuscolo frammento estratto per studi di laboratorio e per l’analisi del dna mitocondriale, è ancora nella sua “bara” calcarea nella grotta di Lamalunga. Nel 2015 un gruppo di ricerca congiunto tra le Università della Sapienza di Roma e quella di Firenze usando la tecnica di datazione dell’uranio-torio ha stabilito che i resti di quel lontanissimo antenato si collocavano tra i 172.000 ed i 130.000 anni fa.

Datazione, morfologia e DNA avevano stabilito inequivocabilmente che lo scheletro di Altamura apparteneva ad una fase arcaica di Homo Neanderthalensis. Nel 2016 su input del Comune di Altamura gli esperti dell’Università della Sapienza di Roma hanno fatto realizzare dai gemelli olandesi Kennis, forse i migliori paleo artisti del mondo, una riproduzione iper realistica dell’uomo di Altamura che adesso è conservata nel locale museo dedicato all’antropologia ed all’archeologia dell’Alta Murgia.

Sicuramente nei prossimi anni e forse addirittura nei prossimi mesi l’Uomo di Altamura potrà fornirci ulteriori informazioni sul percorso evolutivo dell’uomo e delle specie umane ormai estinte.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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