• 15 Novembre 2021 13:27

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

1913: Questo dramma non si deve rappresentare! – Ep. 4

Arthur Schnitzler quel 14 febbraio del 1913 ha la febbre ed è profondamente irritato, non soltanto per non aver potuto partecipare alla prima dei Gurre-Lieder della sera precedente ma perché la Regia Imperiale Polizia ha vietato la rappresentazione di Beate e suo figlio, il dramma che ha appena terminato di scrivere.
La motivazione della polizia per proibirne la messa in scena in teatro è che “il concorso degli episodi presentati come esempio della nostra vita pubblica mostra un quadro estremamente denigratorio delle istituzioni statali austriache e travisa da più punti di vista la situazione del paese”.

La storia rappresentata da Schnitzler è torbida e decadente un po’ come la Vienna di quel periodo. Su un lago vicino a Vienna passano le vacanze Beate e Hugo, suo figlio diciassettenne. Nella piccola comunità di villeggianti con sgomento Beate si accorge di desiderare un amico del figlio e non può fare a meno di andarci a letto. Hugo scopre la tresca della madre ed i due sono invasi da un sentimento di opprimente vergogna che li spinge a noleggiare una barca per fare una gita sul lago, qui madre e figlio si amano appassionatamente e poi si tolgono la vita.

Schnitzler che dall’età di diciassette anni tiene un diario sulle sue innumerevoli esperienze sessuali una volta affermatosi come scrittore di fama attirò l’attenzione del padre della psicoanalisi Freud il quale lo considerava un po’ una specie di suo “doppio”. Questo fatto atterriva il medico e scrittore austriaco morto a Vienna nel 1931.  I due si frequentarono poco ma rimangono varie lettere che si scambiarono. In una di queste Freud si chiede come Schnitzler avesse potuto conseguire conoscenze che a lui stesso erano costate anni di studi e sacrificio “sul campo”.

Ma torniamo a quel lunedi di febbraio, Schnitzler per aggirare il divieto della polizia invita nel suo salotto un selezionato gruppo di intellettuali viennesi e nonostante la febbre alta legge per ore interi brani di Beate e suo figlio. Poi sfinito per lo sforzo si ritira nella sua stanza lasciando la moglie Olga, il cui rapporto è ormai deteriorato, ad intrattenere gli ospiti.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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