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SCIENZA & DINTORNI

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1913: Uno sparo nel buio – Ep. 1

Questo post è il primo di una lunga serie che vogliamo dedicare ad un anno cruciale, il 1913, l’anno che precederà la sanguinosa tempesta della Grande Guerra. L’anno che sancisce, anche simbolicamente, la fine della Belle Epoque e di quel sogno di pace e progresso che aveva permeato l’Europa ed il resto del mondo nei trenta anni precedenti.

Mentre la tensione militare e diplomatica che sfocerà nel conflitto bellico sale ormai fin quasi al punto di ebollizione, noi sbirceremo negli avvenimenti mondani, culturali, di cronaca e di costume che rendono quest’anno indimenticabile e forse unico.

Il nostro viaggio inizia pochi minuti dopo la mezzanotte, nel cuore della notte del 1 gennaio 1913 a New Orleans. La notte di festa per il nuovo anno è squarciata da alcuni colpi di pistola. L’arma è impugnata da un dodicenne che ha già alle sue spalle una breve quanto dura vita di strada. Il ragazzino aveva pensato bene di festeggiare l’anno nuovo esplodendo diversi colpi con una pistola rubata. La polizia interviene rapidamente e lo arresta. Nelle prime ore di Capodanno è già dietro le sbarre del riformatorio Colored Waifs’ Home for Boys. Il suo nome è Louis Armstrong.

Il ragazzino è così turbolento ed indisciplinato che il direttore del Riformatorio Peter Davis non sapendo come trattarlo gli mette in mano una cornetta. Louis né è rapito ed imparerà con l’aiuto di Davis a suonarla estraendo quei suoni caldi e selvaggi che saranno il suo marchio di fabbrica.

Quell’anno sarà decisivo per la formazione musicale di uno dei più importanti jazzisti del Novecento che firmerà capolavori quali Hello, Dolly. Armstrong morì il 6 luglio 1971, un mese prima di compiere 70 anni, per un infarto,] undici mesi dopo aver suonato al famoso show nell’Empire Room del Waldorf-Astoria. Poco prima della morte aveva detto: “Penso di aver avuto una bella vita. Non ho pregato per ciò che non potevo avere e ho avuto all’incirca tutto ciò che desideravo perché ci ho lavorato”.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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