• Sab. Gen 16th, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

La Yersinia pestis è un batterio a forma di bastoncello, unicellulare, lungo circa due micrometri (per capirci circa un decimo del diametro di un capello). E’ statico, privo di qualunque mezzo di propulsione. Un batterio come tanti, che è stato scoperto dal batteriologo svizzero-francese Alexandre Yersin nel 1894 e battezzato con il nome odierno negli anni sessanta del Novecento.

Tutti gli animali ospitano (uomo compreso) migliaia di batteri, molti dei quali innocui per l’organismo ospitante. Le Yersinia Pestis infestano letteralmente le marmotte delle steppe dell’Asia centrale senza per questo provocare svantaggi al simpatico roditore. Peccato che queste marmotte o meglio il loro sangue sia uno dei pasti più golosi per la Xenopsylla cheopsis, una pulce del ratto orientale.

Attraverso questa pulce la Yersinia, agente eziologico della peste, viene inoculato ad altri ospiti più sfortunati, soprattutto se si tratta di un essere umano. In questo caso le cose si mettono davvero male. Di norma la pelle è la prima difesa contro le infezioni, ma la Yersinia ha già sfondato la barriera inducendo la pulce a trafiggerla per potersi nutrire e poi facendole rigurgitare le cellule infette direttamente dentro l’organismo ospite. A questo punto il bacillo della peste inizia una serie di attività volte a proteggere il suo ciclo vitale a spese del ciclo vitale dell’ospite infetto.

Il batterio attiva dei geni che producono delle proteine che aderiscono alle cellule epiteliali, ossia alle cellule presenti in tutte le mucose – nell’intestino, nella bocca, nel rivestimento dei vasi sanguigni –, e le invadono; produce anche proteine che ostacolano la fagocitosi, il processo con cui le nostre grandi cellule immunitarie chiamate macrofagi letteralmente ingoiano e digeriscono gli invasori. Addirittura inducono i macrofagi ad una sorta di suicidio.

Quindi prospera e prolifera nei linfonodi dell’ospite umano. Una volta fatti fuori i macrofagi si innesca un effetto domino sul sistema immunitario, che si indebolisce ulteriormente. Dal dolore e dalla febbre si passa alle emicranie invalidanti e il corpo si gonfia. La morte delle cellule dei vasi sanguigni fa sì che alle estremità non giungano più ossigeno e nutrienti e man mano che le cellule delle dita dei piedi e delle mani muoiono, le estremità si fanno necrotiche, diventano nere e iniziano a trasudare pus: inizia la gangrena.

Se l’infezione si attacca ai polmoni la vittima è in grado di infettare per via aerea altre persone, se invece riguarda il sistema circolatorio, con tutta una serie di caratteristiche catastrofiche a livello cellulare, come nel caso della forma bubbonica e di quella polmonare, se non trattata anche la peste setticemica provoca la morte.

La peste al giorno d’oggi non è stata completamente debellata ma fortunatamente esistono protocolli sanitari che con un’opportuna terapia antibiotica, se presa in tempo, portano alla guarigione della persona infetta. Tutt’altra cosa invece nei secoli precedenti, mai malattia è stata in grado di cambiare profondamente l’esito della storia come la peste. Ne parleremo più diffusamente in un prossimo post.

.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.