• 21 Novembre 2021 1:26

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

A Snake of June

Il serpente di Giugno,  in Giappone, è la stagione delle piogge e l’acqua attraversa questa bellissima e conturbante pellicola del regista  giapponese Shinya Tsukamoto, un’opera con una gestazione lunghissima, quasi quindici anni.  «Per un lungo periodo di tempo, ogni anno quando arrivava la stagione delle piogge, continuavo a pensare con rammarico, mentre guardavo in tralice una bella ortensia, che neanche questa volta avevo girato A Snake of June. E così sono passati dieci, anzi, forse quindici anni»

Non ti dico di fare sesso, ti dico  di fare ciò  che  vuoi. Il  segreto di questo capolavoro  di Tsukamoto sta tutto in questo ossimoro. Sono  le parole che un uomo malato terminale rivolge  a Rinko un’assistente psichiatrica telefonica che era  riuscita  a convincerlo  a non suicidarsi.

Rinko  è sposata con un uomo decisamente più vecchio, ossessionato dalla pulizia domestica, con cui ha un rapporto sereno, per quanto privo di passione. La frase che il  malato terminale  le rivolge  al  telefono sono successive  a delle  foto che fa recapitare a Rinko dove  si vede  la  donna che si  masturba. Utilizzando anche il  ricatto, minaccia di  mandare le foto scabrose al marito, l’uomo la costringe a superare le sue inibizioni ed a prendere consapevolezza del proprio corpo, mostrandosi in pubblico con abiti per lei inappropriati (in minigonna, senza biancheria intima) e masturbandosi con un vibratore comandato a distanza da lui; soprattutto, pur osservandola solo da lontano, riesce a farle scoprire di avere un tumore al seno.

Nell’opera di Tsukamoto il  sesso non ha la  funzione di  un’esibizione di perversioni  più  o meno pruriginose ma  piuttosto rappresenta la via d’uscita alle frustrazioni del desiderio  represso. Paradossalmente  l’intervento dello sconosciuto  riesce dunque a “liberare” Rinko e il  marito e ridare vita al loro rapporto sclerotizzato  e il film si chiude sui due coniugi che infine fanno l’amore. Come in tutti i film  di Tsukamoto,  il  brillante  autore  nipponico,  oltre alla regia  cura  anche il soggetto, la sceneggiatura,  la fotografia ed il  montaggio.

ll film è girato in un bianco e nero virato in blu, ovvero il colore che rappresenta le ortensie e l’acqua, elementi iconici presenti per tutta la durata del film. A Snake of June è stato presentato alla Mostra onternazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2002 nel Concorso Controcorrente, ottenendo il Premio speciale della giuria.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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