• 20 Novembre 2021 19:17

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Una falangetta molto speciale

La zona  dei Monti Altai situata al confine tra Russia, Cina e Mongolia è una delle zone più inospitali del paese. La temperatura nel cuore dell’inverno variano tra i -14 °C e i -32 °C nelle depressioni riparate del settore orientale, mentre nelle steppe del Chu le temperature possono spingersi addirittura a -60 °C! Le estati sono brevi e molto calde soprattutto nelle  pendici più basse. Ed è in questo territorio così  estremo che c’è una grotta  molto speciale chiamata Denisova, che prende il nome da un eremita chiamato Denis che la abitò nel XVIII secolo.

Questa grotta per gran parte dell’inverno  è inabitabile a cause delle condizioni climatiche estreme, eppure archeologi e paleoantropologi hanno recuperato resti di Sapiens, di neanderthaliani e oltre 50000 manufatti, i più recenti dei quali risalenti al Medioevo, a indicare che la caverna in un modo o nell’altro era stata abitata per più di 230000 anni.

Il  motivo di questa appetibilità come rifugio per i  nostri antenati si evince chiaramente osservando le caratteristiche topografiche della  grotta.  Questa sorta di casa naturale è affacciata su un fiume pittoresco,  vanta un ampio ingresso rettangolare esposto a sud che conduce nel locale principale di 9 × 11 metri, dotato di un fumaiolo verticale funzionante, adatto per un focolare, con tre gallerie laterali appartate, adattabili come camere da letto. per una superficie  totale di  circa 270 m2.

 Ebbene nel 2008 in questa grotta furono  trovati due minuscoli resti di un antico  abitante: un dente e  una falange distale del quinto dito della mano, appartenente a un soggetto molto giovane, probabilmente  la punta del mignolo di un bambino.

 I reperti furono datati tra i 30000 ed i 50000 anni fa, ma  l’esiguità dei fossili rinvenuti permise soltanto di classificare quei reperti come appartenenti ad un ominino, suddivisione tassonomica che include tutti gli Homo, ma anche i gorilla e gli scimpanzé.

 I ricercatori russi che avevano rinvenuto questi piccolissimi reperti consegnarono la falangetta allo svedese  Svante Pääbo (classe 1955) 
uno dei fondatori della paleogenetica, per l’analisi del Dna. 

Pääbo riuscì a estrarre il genoma mitocrondriale da quell’unico ossicino (per farlo lo distrussero), pubblicando i risultati su «Nature» alla vigilia di Pasqua del 2010. I risultati furono rivoluzionari e modificarono ancora una volta quanto si conosceva  dell’evoluzione dell’essere umano.

Quel bambino morto  nella  grotta di Denisova non era né un Sapiens né un Neanderthal. E la  sequenza genetica non era affine ad uno scimpanzé,  un gorilla  o un bonobo. Dalle poche informazioni ricavabili dal  Dna di quel  piccolo frammento si deduceva che si trattava di ominide che i cui progenitori avevano lasciato l’Africa in un’ondata migratoria distinta sia da quella dei Neanderthal (risalente a circa 500.000 anni fa) che dei Sapiens (circa 100000 anni fa).

Il  progenitore comune alle tre  specie i Denisoviani, i Neanderthal  ed i Sapiens risale a circa 1000000 di anni fa in qualche luogo  dell’Africa. A dicembre  del 2010, la sequenza del resto del genoma di quella bambina denisoviana (perchè attraverso l’analisi del Dna si appurò  il genere di appartenenza) fu completata.  

Altre caratteristiche emerse dal genoma suggeriscono che avesse gli occhi marroni, i capelli castani e la pelle scura, tutti tratti comuni a una delle specie di Homo prima del moderno avvento della pelle chiara e degli occhi blu

 Comparando le sequenze  di dna tra le diverse specie Pääbo scoprì che Denisoviani e Neanderthal erano parenti più stretti fra di loro di quanto ognuna delle due specie lo fosse con qualunque essere umano vivente. Ma la vera sorpresa fu scoprire che il DNA denisoviano era vivo e vegeto nei melanesiani contemporanei, le popolazioni indigene delle Fiji, Papua Nuova Guinea e di un gruppo di isole sparse a nord-est delle coste australiane, come quello neanderthaliano è  presente nei geni delle popolazioni euroasiatiche.

Cosa sia accaduto ai denisoviani e quanto estesa  fosse la  loro popolazione  non è dato sapere.  Nel 2015 fu scoperto un altro dente e forse molto  recentemente  è stato fatto un altro ritrovamento, ma resta il fatto che la platea dei fossili a disposizione è così ristretta da impedirci per ora di  svelare completamente il mistero. Sappiamo però che a un certo punto un gruppo di Denisoviani si unì con una tribù di Homo sapiens, e i loro discendenti hanno finito per popolare ampie regioni dell’est del mondo, in particolare le isole della  Melanesia. 

 

 

 

 

 

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.