• 29 Novembre 2021 3:16

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La scoperta degli Hobbit

Tranquilli,  questo non è un post sulla più famosa saga fantasy della letteratura mondiale. In questo caso Il  buon Frodo o Bilbo  Baggins non  c’entrano niente.  Sta di fatto  che nel 2003 quando in una buia grotta chiamata Ling Bua  dell’isola indonesiana di Flores fu disseppellito uno scheletro di femmina umana alta circa  un metro con  piedi enormi insieme a quello di altri otto  compagni le fondamenta dell’evoluzione umana vacillarono. Immediatamente  questi scheletri furono chiamati Homo  Floresiensis ma gli rimase attaccato il nomignolo di Hobbit affibbiato loro  dai paleoantropologi che li  avevano scoperti.

La cosa straordinaria  era che parevano essere vissuti in quella fredda, buia ed umida caverna appena 13.000 anni prima,  pochi secoli prima della scoperta dell’agricoltura. Questi hobbit,  che non sappiamo se fossero ricoperti di pelo,   cuocevano la carne sul fuoco e macellavano prede come grossi roditori o stegodonti (una sorta di elefanti pigmei) che vivevano nell’isola.

I primi studi evidenziarono le  numerose similitudini  che permettevano all‘Homo Floresiensis di essere classificatio nel genere  Homo,  ma con differenze tali da considerarlo una specie diversa da ogni altra allora conosciuta. Un parte degli studiosi rifiutò questa interpretazione e prospettò  che i piccoli  Hobbit fossero in tutto  e per tutto uguali a noi 

 ma malati e poco sviluppati a causa di qualche ipotetica patologia. Si parlò di sindrome di Down, di microcefalia, di sindrome di Laron e di cretinismo endemico. Le prove addotte erano  però inconsistenti.

Molto più probabilmente la  particolare morfologia degli  hobbit era tipica delle popolazioni insulari che spesso hanno un’evoluzione che le porta a essere molto piccole o  molto grandi per effetto dei limiti imposti dall’isolamento geografico.

Purtroppo  non  è stato possibile  estrarre  il DNA dai resti di  questi nanerottoli: le loro ossa, non fossilizzate, erano morbide come cartone bagnato. Nel 2009 si tentò di estrarre il DNA da un dente che, avendo una superficie dura, sopporta meglio il passare del tempo. Ma il tentativo andò fallito, e il loro DNA è andato perduto per sempre. 

Questo fallimento ha posto la parola  fine al  tentativo  di scoprire l’esatta natura dell’Homo Floresiensis, la teoria più accreditata propende  che gli Hobbit di Flores non fossero nostri progenitori, bensì dei lontani cugini.

 

 

 

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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