• 19 Novembre 2021 4:44

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La storia della Tavola periodica degli elementi che fa bella mostra di se in tutti i laboratori  di chimica è la storia del chimico  più brillante ed anticonvenzionale della storia di questa disciplina: Dmitrij Ivanovič Mendeleev.

Mendeleev in una foto del 1897

Nato in Siberia nel 1834,  era l’ultimo  figlio di  una famiglia molto numerosa. Cominciò ad interessarsi alla  scienza  ascoltando i racconti del  cognato, uno scienziato dissidente che era stato esiliato in Siberia. Il giovane Dimitrij dimostrò un così grande interesse che la madre fece un viaggio di ben 23.000  chilometri in autostop  verso Mosca  per cercare di iscrivere il ragazzo in una scuola  adatta al suo ingegno ed alla  sua volontà.

La madre non si scoraggiò di fronte ai  ripetuti no ricevuti ed  alla  fine dovette arrivare fino a San Pietroburgo dove riuscì ad iscriverlo all’Istituto Pedagogico. Mendeleev fu uno studente così straordinario che fu mandato a completare i suoi studi all’estero,  prima a Parigi e poi ad Heidelberg, allora considerata la capitale della chimica europea. Rientrato in Russia,  Mendeelev che nel frattempo si era fatta crescere una barba imponente ottenne una cattedra all’Università di San Pietroburgo e ben presto divenne uno dei più importanti e famosi esperti di chimica dell’Impero.

In quel  periodo la conoscenza della chimica era ancora  piuttosto elementare,  si conoscevano le reazioni di molti elementi ma non il perché di questi  processi. Mendeleev si impose di organizzare questo sapere e cercare di scoprire le regole  che sottintendevano certe reazioni. Egli era convinto che gli elementi conosciuti non reagissero a caso, quindi scrisse i loro nomi su dei cartoncini e né elencò proprietà e i pesi relativi dei  loro atomi. I  pesi atomici erano un argomento molto controverso in quel periodo e Mendeelev ne aveva discusso qualche tempo primo con il  massimo esperto dell’epoca il chimico  palermitano Stanislao Cannizzaro che aveva conosciuto  nel  1860 in  un congresso di chimica in Germania.

Nel 1868 il grande scienziato russo aveva notato che se disponeva i suoi cartoncini in righe orizzontali in ordine di peso atomico, con gli elementi chimicamente simili disposti in colonna verticale, uno sopra l’altro, emergeva  uno schema sistemico. L’intuizione più brillante di Mendeelev fu che i buchi che si presentavano  in questo schema erano elementi non ancora scoperti. 

Predisse che si sarebbe trovato l’ecasilicio,  un elemento con proprietà simili al silicio ed in effetti nel  1886 fu scoperto il germanio che andò ad occupare  esattamente quella casella  vuota.

Nel 1868 pubblicò il testo che definiva e schematizzava la sua scoperta i Principi di chimica. Raggruppò  tutte le informazioni dei 63 elementi chimici allora noti. Lo scienziato russo preparò 63 carte, una per ciascun elemento, sulle quali dettagliò le caratteristiche di ognuno. Ordinando le carte, secondo il peso atomico crescente, si accorse che le proprietà chimiche degli elementi si ripetevano periodicamente. Sistemò i 63 elementi conosciuti nella sua tavola e lasciò tre spazi vuoti per gli elementi ancora sconosciuti.

Il  successo dell’opera  fu planetario e portò fama e ricchezza a Mendeleev. Questa enorme notorietà complicò la vita personale del grande chimico russo.  Ad ogni conferenza,  ad ogni incontro era attorniato da centinaia di studenti e giovani ricercatori adoranti. Fu così che conobbe una giovanissima studentessa di appena 17 anni, Anna Popova di cui si innamorò. Il suo matrimonio era in crisi da tempo ed una volta l’infuriata consorte gli sbraitò che lui era un bigamo perché era sposato  contemporaneamente con lei e con la scienza. Mendeleev gli rispose gelidamente che se non si poteva essere bigami preferiva essere  sposato solo con la scienza.

Di fronte però alle grazie della giovane Anna il  celebre chimico russo non esitò, divorziò dalla  moglie nonostante la costernazione  di tutti i parenti. Un altro ostacolo però si frapponeva  al desiderio di Mendeleev di sposare Anna, secondo  i dettami della religione  del  tempo, un uomo divorziato doveva aspettare almeno sette anni prima di risposarsi.

Troppo per Dimitrij che dopo affannose  ricerche trovò un prete che per 10.000 rubli  si offrì di sposare la coppia. A cose fatte il  prete fu spretato d’autorità dalle gerarchie ecclesiastiche. Qualcuno indignato dalla spregiudicatezza di Dimitrij si rivolse addirittura allo zar, che rispose: “E’ vero Mendeleev ha due mogli, ma io ho un  solo Mendeelev”.

Quando Mendeelev morì nel 1907, l’immenso corteo funebre, era composto da migliaia di studenti che portavano come omaggio estremo  la Tavola periodica degli elementi. 

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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