• 12 Novembre 2021 19:43

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il  14 febbraio del 1990 alla sonda Voyager 1, che era ad una distanza ormai di circa 6 miliardi  di km dalla Terra, fu ordinato di puntare una delle sue due fotocamere  verso il nostro pianeta  per scattare un’ultima foto.

Questa foto che mostra  la Terra come un  minuscolo granello  sperduto nello spazio  da la sensazione, più netta ed inequivocabile, non soltanto della marginalità del nostro pianeta  ma anche delle distanze immense che caratterizzano l’universo visibile. L’idea di questa foto appartiene a Carl Sagan (1934-1996) uno dei primi  astronomi ad impegnarsi seriamente nella  ricerca di vita  aliena.

Questa è la fotografia della Terra scattata dalla sonda Voyager 1

Quando ci poniamo la domanda dell’esistenza di eventuali  specie aliene evolute e di come mai non abbiamo ancora avuto alcuna prova tangibile di un loro contatto, il primo elemento che dobbiamo considerare è l’immensità dello spazio che ci circonda.

Anche semplicemente riuscire a creare  un modello  in scala del nostro  Sistema Solare  può risultare  alquanto problematico. Se rappresentiamo il  nostro  sole  con una  palla da basket, la Terra sarebbe un granello di due millimetri di diametro collocato a circa 25  metri dal pallone. Giove e Saturno sarebbero due biglie posizionate  rispettivamente a 100 ed a 200 metri dal pallone che rappresenta  il nostro astro. 

Nel 1977 due designer, marito e moglie, Ray Eames e Charles Eames, concepirono un video, anticipatore di Google Earth, che con grande efficacia illustra le incommensurabili distanze dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo del nostro Universo. Il video Potenze di dieci che trovate allegato a questo post, comincia con un bucolico picnic tra coniugi o fidanzati e ci proietta, potenza dopo  potenza, negli sterminati spazi siderali che circondano il  nostro piccolo pianeta.

La Voyager 1, il  manufatto umano, che si è più allontanato  dalla Terra  e che viaggia a circa 60.000  km/h dal Sole da circa 40 anni,  non ha ancora  abbandonato completamente  il Sistema Solare. Infatti ci vorranno  ancora 300 anni per raggiungere il vero confine   del Sistema Solare, la Nube di Oort, un’enorme fascia di comete che circonda  la nostra stella, ed a quel punto impiegherebbe 30.000 anni per attraversare interamente la Nube ed immettersi  definitivamente nello spazio interstellare.  

Se la Voyager fosse indirizzata verso la stella  più vicina al nostro sistema Proxima Centauri, impiegherebbe qualcosa come  74.000 anni per giungervi in prossimità. La sonda che  porta con se un disco su cui sono incisi messaggi e contenuti della civiltà  umana per un eventuale, improbabile  contatto con un  visitatore alieno, ha energia fino al 2025. A quel punto ogni comunicazione  con la Terra cesserà e la Voyager diventerà un muto, piccolissimo, detrito alla deriva nel buio spazio interstellare.

Quindi quando ci chiediamo come fece Enrico  Fermi dove sono tutti quanti, intendendo perché non siamo venuti ancora in  contatto con razze extraterrestri, magari più evolute di noi,  dobbiamo considerare che  il primo, forse invalicabile  muro per un evento del genere che cambierebbe radicalmente  la storia dell’umanità è rappresentato dall’immensità dell’universo. 

Tanto per avere un’idea è come  se il  nostro pianeta fosse abitato da due soli individui, quante  sono le probabilità  che essi possano incontrarsi?

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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