• 3 Dicembre 2021 9:08

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

L’abbazia di Montecassino

DiNatale Seremia

Ott 9, 2018

E’ il 18 febbraio  1944 quando circa 250 bombardieri alleati scaricano  un inferno di bombe sull’abbazia di  Montecassino. Siamo nella  seconda fase della battaglia che prende nome  da  questo luogo di culto che nella sua millenaria storia è stata per cinque volte raso  al suolo,  una volta  per cause naturali e quattro volte per opera  dell’uomo.

L’abbazia  di Montecassino viene  fondata  nel 529 da San Benedetto dopo che il  santo aveva già sperimentato delle piccole  comunità monastiche nei pressi di  Subiaco, definendo quella  che sarebbe diventata la famosa Regola  benedettina. 

L’abbazia sorse su un tempio  pagano dedicato ad Apollo e fu costruita sulla  sommità  della montagna, fortificandola, elemento indispensabile per  i  tempi bui che seguivano  il crollo dell’Impero Romano d’Occidente.

La fama del monastero si diffuse rapidamente tanto che  tra i visitatori illustri ci fu anche il  re dei Goti, Totila.  Quarant’anni dopo  la  morte  di Benedetto però l’abbazia fu rasa al  suolo dai  Longobardi ed i  monaci scapparono a Roma, dove  vennero accolti molto favorevolmente da  Papa Gregorio.

L’abbazia fu ricostruita soltanto nel 717 grazie all’opera  di un monaco inglese Willibald   e stavolta  resistette  per  circa due  secoli, fino  a quando fu distrutta da un’incursione dei Saraceni nel  883. Passeranno settanta anni prima che il monastero venga di nuovo  ricostruito. Inizia  così l’epoca d’oro dell’abbazia che  si ingrandisce  fino  a possedere ben 100.000 ettari di terra.  I monaci in quei secoli  svolsero la funzione essenziale  di preservare la cultura latina e greca creando  un legame  fra le civiltà del  passato  ed  il  presente  barbarico.

Questa età d’oro  giunse al suo culmine nell’undicesimo secolo sotto l’abate Desiderio   che  fece  abbellire l’abazia chiamando  i migliori artigiani  dell’epoca da Costantinopoli ed avviando anche la costruzione di una magnifica cattedrale. Purtroppo, stavolta a causa di un disastroso terremoto nel 1349, l’abbazia venne rasa  al  suolo per la terza volta.

Ancora una  volta l’abbazia venne ricostruita nel volgere dello stesso secolo nel quale era stata distrutta dall’evento naturale e nel 1503 sfuggì ad  una nuova distruzione  ad opera  del generale spagnolo Gonzalo Fernandez che si trovava nella regione  per  combattere i francesi.  Narra  la  leggenda che con il  monastero ormai  minato sia stata l’apparizione della  figura di San Benedetto ad operare  un ripensamento nel l generale  Fernandez che addirittura mise sotto la sua protezione  il monastero.

Nel  1866 con l’unità d’Italia quando l’allora  laicissimo governo  italiano soppresse molti ordini  monastici,  i benedettini e la loro abbazia furono risparmiati dalla  mobilitazione  di moltissime personalità in Italia ed in Europa.

E finalmente  arriviamo a quel freddo giorno d’inverno  del  1944 quando un bombardamento insensato dal  punto di vista tattico devastò  per la quinta volta l’abbazia di Montecassino. 
Nel corso del bombardamento  trovarono la morte numerosi civili che avevano cercato rifugio all’interno dell’edificio, mentre all’esterno furono uccisi dalle bombe diversi soldati tedeschi e anche quaranta soldati della divisione indiana. 

Per merito dell’allora arciabate Gregorio Diamare, e del colonnello Julius Schlegel  della Divisione corazzata “Hermann Göring”, l’archivio ed i più preziosi documenti bibliografici furono posti in salvo. Le rovine del monastero offrirono un ottimo  rifugio alle truppe tedesche  che consentì loro di tenere a lungo quella posizione, dalla quale poterono bersagliare le truppe alleate, infliggendo gravissime perdite a chiunque tentasse di superare la linea Gustav .  La ricostruzione, iniziata subito dopo la fine della guerra, ha mirato ad una riproduzione esatta delle architetture distrutte,  ma oggi  rimane ben  poco  dell’antico splendore dell’abbazia dei tempi dell’abate Desiderio.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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