Tex e l’immigrazione cinese negli USA del XIX secolo

Numerose sono le avventure di Tex e dei suoi pards nella città di San Francisco o Frisco come viene a volte abbreviata. Sono storie nei quali i vicoli della città, le sette segrete cinesi, i ristoranti orientali conferiscono un’aria esotica ed avventurosa alle indagini del nostro ranger.
Una delle migliori, a mio avviso, è “Il laccio nero” (n. 172), soggetto di G.L. Bonelli e disegni di Letteri.

Tex deve mettere fine ad una vera e propria tratta di esseri umani: ragazze cinesi rapite dai loro villaggi, vengono trasportate oltre oceano, appunto a San Francisco per essere vendute al migliore offerente. Chi indaga sullo sporco traffico rischia di finire strangolato con un laccio di seta nera! La tong fa capo alla maliarda Ah-Toy, meglio nota come la Figlia del Drago, e a due suoi loschi complici: il lugubre consigliere Lao Tan, detto l’Artiglio Nero, e il viscido biscazziere Wong Ha Gum.

Tex farà piazza pulita della setta che opprime la vasta comunità cinese di Frisco. Ma cosa sappiamo esattamente dell’immigrazione cinese negli States del XIX secolo?

Nei primi anni del 1800 la Cina vive un periodo estremamente difficile, l’economia langue, l’impero retto dalla dinastia Qing è scosso da rivolte ed oppresso da una burocrazia elefantiaca quanto inefficiente, le potenze coloniali occidentali interferiscono nella politica cinese.
Insomma ci sono tutte le condizioni perchè vasti strati della popolazione cinese cerchino fortuna altrove e la scelta cade sugli Stati Uniti, un paese giovane e bisognoso di manodopera a basso prezzo.
Tra il 1830 ed il 1840 inizia un flusso costante ed ininterrotto di emigrazione verso la costa californiana e tra tutte le località San Francisco diverrà una delle mete più ambite, tanto che la città ospiterà la più antica e vasta Chinatown d’America.
L’immigrazione cinese fu essenziale in una delle imprese più titaniche della storia economica e civile americana, la costruzione della rete ferroviaria.
Attraverso indicibili sofferenze decine di migliaia di cinesi diedero un contributo essenziale alla costruzione della Transcontinental railroad (che univa gli stati della costa atlantica con la California e l’oceano Pacifico).
I cinesi costavano pochissimo ai nuovi padroni americani. Non erano sindacalizzati ed erano, a detta di tutti, molto efficienti. Di loro si diceva che “non si stancavano mai” e che “erano docili come agnellini”. Per molti, che avevano assistito al crollo del sistema schiavistico, furono degni sostituti degli schiavi neri, anzi meno riottosi e più obbedienti.
Queste “doti” non furono marginali per una serie di provvedimenti che facilitarono l’immigrazione cinese in America come ad esempio, nel 1868, il trattato di Burlingame tra Cina e Stati Uniti che garantiva agli immigrati cinesi gli stessi diritti dei residenti e li proteggeva da sfruttamento, discriminazione e violenza.

Ma come succede sempre quando i flussi immigratori diventano importanti e soprattutto gli immigrati da docili greggi di manodopera iniziano un processo di miglioramento delle proprie condizioni (aprendo attività commerciali, empori, negozi, ristoranti) il clima mutò radicalmente.

Intorno agli anni settanta del diciannovesimo secolo negli Stati Uniti si diffuse una propaganda anticinese senza precedenti. In questa propaganda sindacati e padroni erano uniti. Gli altri lavoratori, inclusi altri migranti, vedevano i cinesi come concorrenti e non gradivano le loro richieste di aumento salariale.

Il clima di odio e razzismo sfociò in numerosi episodi di violenza, tra i quali, il linciaggio avvenuto a Los Angeles nel 1871 risulta particolarmente aberrante. Venti corpi, tra cui alcuni di adolescenti, rimasero a terra, appesi ai lampioni, straziati in mille modi. Calle de Los Negros, una via stretta dove erano ammassati empori, lavanderie, bordelli, abitazioni fu messa a ferro e a fuoco. Ed è in questo clima di odio continuo e crescente che si sviluppò il Chinese exclusion act, una delle leggi più infami di tutta la legislazione americana, cancellata solo nel 1943.

Nelle numerose storie nei quali Tex ed i suoi pards incrociano la comunità cinese, lo sfondo storico appena descritto fa capolinea soltanto marginalmente ma, dobbiamo essere sinceri, non si richiede al nostro Eroe, una lezione di storia dell’immigrazione, ma soltanto un’ora di sano divertimento e di spensierata avventura.

Sta a noi documentarci meglio anche per gustare ancora di più le tavole del nostro ranger preferito.

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