I buchi neri supermassicci che si nutrono dei tentacoli delle galassie medusa

Le galassie medusa (o jellyfish galaxies in inglese) sono enormi galassie lontane miliardi di anni luce, chiamate cosi dagli astronomi, perché mostrano dei “tentacoli”, composti da stelle e gas, che possono essere lunghi fino a miliardi di miliardi di chilometri.
Dal 2015 sono osservate dal programma GASP, dell’European Southern Observatory (ESO). che utilizza il Very Large Telescope (VLT), a Paranal, nel deserto di Atacama in Cile.
I risultati di circa 120 ore di osservazione su 94 galassie medusa trainate dalla forza di gravità verso il centro degli ammassi a cui appartengono si sono rivelati estremamente interessanti.
Secondo la teoria fin qui più accreditata il meccanismo che produce i tentacoli, quella sorta di vento contrario – detto ram pressure – caldo e denso, prodotto dal rapido avvicinamento al centro dell’ammasso di galassie, dovrebbe infatti sottrarre gas alla “galassia medusa”, togliendo così nutrimento al buco nero supermassiccio centrale e diminuendo di conseguenza l’attività dell’Agn. Ma le osservazioni di Gasp hanno rilevato esattamente il contrario.
«È come se parte del gas, invece d’essere sottratto alla galassia, finisse per raggiungerne il nucleo, contribuendo così a nutrire il buco nero centrale» ha dichiarato la prima firmatrice dello studio, l’italiana Bianca Poggianti.
Si tratterebbe quindi di un nuovo meccanismo di alimentazione del buco nero supermassiccio che si annida al centro delle galassie e una volta compresi fino in fondo le implicazioni di questo risultato si compirebbe un ulteriore passo in avanti per comprendere i processi d’evoluzione galattica.

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