Scienza

Il super caldo? Tutta colpa della cella di Hadley

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L’Estate del 2017 si avvia a battere il record di caldo detenuto fino ad oggi dall’estate del 2003, che raggiunse il suo apice nei primi quindici giorni di agosto. Questo fenomeno fu eccezionale sia per la durata che per l’intensità; in effetti numerosi record di temperatura furono battuti in diverse città europee.
Questa estate sta sbriciolando questo record grazie alla sua quarta e prolungata ondata di calore, ma tecnicamente a cosa dobbiamo il caldo afoso e soffocante di questi mesi?
Tutto dipenderebbe dagli effetti della cosiddetta cella di Hadley, in onore di George Hadley, un avvocato inglese e meteorologo amatoriale del 1700, che per primo interpretò correttamente la causa della direzione prevalentemente occidentale degli alisei nelle regioni subtropicali.
La cella di Hadley è un tipo di circolazione, tipicamente convettiva, che coinvolge l’atmosfera tropicale generando un’ascesa di aria calda nei pressi dell’equatore che, dopo essere risalita fino ad un’altezza di circa 10–15 km, si sposta verso i tropici dove ridiscende verso la superficie e si dirige nuovamente verso l’equatore. Questa circolazione è strettamente collegata alla presenza degli alisei, delle piogge tropicali, dei deserti subtropicali e delle correnti a getto.

L’aria, ormai povera di umidità prosegue il suo moto verso i poli fino alle latitudini di circa 30° dove inizia la discesa verso la superficie riscaldandosi adiabaticamente e provocando un’ulteriore diminuzione dell’umidità relativa. Tutte queste componenti rendono le zone subtropicali particolarmente aride; la maggior parte dei deserti infatti è concentrata in questa fascia.

Da qui grazie anche al combinato disposto dell’anticiclone gli spiacevoli effetti che sperimentiamo da qualche settimana.

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