Il permafrost una bomba ad orologeria

Il permafrost è un terreno perennemente ghiacciato (anche senza la presenza convenzionale di importanti masse d’acqua) tipico delle zone artiche e sub artiche. È valutato che le superfici con permafrost riguardino il 20% delle terre emerse e tra il 20 il 25% dell’emisfero settentrionale. Il permagelo (questo è il nome italianizzato) può raggiungere la profondità di 1 500 m nel nord della Siberia e di alcune centinaia di metri in Alaska e Canada.
Secondo uno studio del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) del 2017 il permafrost, a causa del riscaldamento globale si sta sciogliendo, e conseguentemente il carbonio contenuto al suo interno potrebbe, nei prossimi decenni, riversarsi in atmosfera sotto forma di composti come anidride carbonica e metano: i gas serra più impattanti. E, come in un circolo vizioso, accentuare ancora di più gli effetti del global warming.
Questo scenario è già avvenuto alcune migliaia di anni fa con il termine dell’ultima glaciazione, si ebbe allora un picco di gas serra che contribuì ad aumentare la temperatura di quattro gradi centigradi. Secondo lo  studio del CNR pubblicato su Nature Communications i risultati ottenuti attraverso carotaggi alla foce del fiume siberiano Lena, nel mar Glaciale artico confermerebbero la presenza di carbonio nelle bolle intrappolate nel suolo marino e quindi il picco di CO2 e di metano, tra 14.000 e 7.000 anni fa, come conseguenza dello scioglimento del permafrost.

Il permafrost attuale (presente soprattutto nelle zone artiche tra Siberia e Canada) contiene più del doppio della concentrazione di carbonio che era presente in atmosfera prima della Rivoluzione industriale.
Si tratta di una quantità spaventosa pari a circa 1400-1700 miliardi di tonnellate di carbonio che potrebbero riversarsi nell’atmosfera nel corso dei prossimi due secoli sotto forma di CO2 o metano.

Per renderci conto dell’estremo pericolo di questo apocalittico scenario le emissioni dell’uomo ammontano a circa 8,9 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno.

I segnali sono inequivocabili in tutta la Siberia sub artica si sono aperti nel corso degli ultimi anni centinaia di crateri piu’ o meno grandi nel permafrost, provocate da violente esplosioni di bolle di metano che si trovano nel sottosuolo. Secondo alcune stime russe, le esplosioni che hanno provocato le voragini hanno avuto in totale una potenza paragonabile allo scoppio di 11 tonnellate di tritolo.

E’ impressionante vedere come in certe zone della tundra camminare sul terreno è come camminare su un materasso ad acqua.

La guerra contro il cambiamento climatico sembra sempre di piu’ persa in partenza.

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