Storia del Cinema

Il sesso sul set? Un lavoraccio….

Nel mestiere di attore, contrariamente a quanto si può pensare, uno dei momenti più impegnativi e stressanti si verifica quando si devono girare scene di sesso.
Non sono pochi gli accorgimenti ed i trucchi che vengono usati per ridurre il disagio al minimo ed assicurare un minimo di privacy in un set popolato da decine di persone tra cameraman, fonici, truccatrici, assistenti di produzione, regista, aiuto regista, scenografi, attrezzisti etc.
Ad esempio quando un attore deve girare una scena di nudo integrale in genere indossa un “cock sock”, ovvero una sorta di calzino per il pene, color carne, che ha il doppio scopo di non far prendere freddo al “miglior amico dell’uomo” ed allo stesso tempo assicurare il minimo sindacale di “privacy”.
Per le attrici invece ci si avvale per coprire i capezzoli, quando non sono riprese, dei “pasties”, simili a quelli che usano le ballerine di burlesque; per l’inguine invece slip color carne, a volte con i lati tagliati.
Ci sono attori poi protetti da specifiche condizioni contrattuali che si rifiutano di apparire nudi ed allora ecco l’uso di vere e proprie “controfigure”. Celebre è la frase dell’attrice Keira Knightley ricordando le scene più forti di Domino, ha commentato ironicamente: «Quel sedere? Non è mio, magari lo avessi così».
Per evitare il contatto intimo tra parti del corpo di due attori impegnati in una scena di sesso è molto frequente l’uso di uno speciale “cerotto” che funge da intercapedine, anche se alcune attori lo trovano cosi fastidioso da preferire farne a meno.
Addirittura a volte si usano particolari “parrucche” per simulare l’organo sessuale femminile in questo caso specialmente per ragioni per cosi dire “estetiche”.
Per le scene più torride i corpi degli attori sono spruzzati da acqua di rose e glicerina per simulare il sudore e quindi la fatica dell’amplesso.
In ogni caso le scene di sesso sono davvero tra le scene più estenuanti delle riprese di un film, a volte per girare 15 o 30 secondi di un amplesso occorrono anche 4 o 5 ore di lavoro, in un set affollato (a meno che le condizioni contrattuali degli attori non contemplino il cosiddetto set chiuso), e talvolta anche in condizioni ambientali tutt’altro che facili.

Insomma non è oro tutto cio’ che luccica.

Ma ci sono pellicole dove le scene hot sono tutt’altro che simulate? Sono rare ma esistono, come ad esempio in “Shortbus” di John Cameron Mitchell con un’infuocata scena gay a tre. Ancora alcune scene di Nymphomaniac di Lars Von Trier e anche, se non per un’effettiva penetrazione tra gli attori, ma per la crudezza e veridicità dell’impatto psicologico sul set la famosa scena di sodomizzazione con l’ausilio del burro in Ultimo Tango a Parigi.

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