Scienza

Morire di caldo

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La primavera del 2017 è stata la seconda più calda dall’Ottocento, con un innalzamento delle temperature di quasi due gradi rispetto alla media stagionale, ma anche la terza più asciutta, con il 50% in meno di precipitazioni.
E’ le previsioni per questo week end sono di picchi vicino ai 40 gradi in molte località italiane.
Purtroppo non si tratta di un’eccezione soltanto per rimanere agli anni recenti, le cronache segnalano ondate di calore straordinarie a Chicago nel 1995, a Parigi nel 2003 ed a Mosca nel 2010.
Secondo lo studio pubblicato su “Nature Climate Change” da Camilo Mora dell’Università della Hawaii il 30 per cento circa della popolazione mondiale è attualmente esposta a un livello di caldo potenzialmente letale per 20 giorni o più all’anno.
Ed il trend salirà in modo impietoso se non si contrasterà con decisione l’emissione di gas serra, principali responsabili del cambiamento climatico, secondo questo studio, nel 2100 il 74 per cento dellla popolazione mondiale sarà esposta ad ondate di calore potenzialmente letali e comunque anche in caso di diminuzione delle emissioni ben il 48 per cento della popolazione sarà esposta a questi gravi rischi per la salute pubblica.
Dallo studio è emerso che anche se le alte latitudini soffriranno di un maggiore riscaldamento rispetto alle regioni tropicali, saranno queste ultime a essere esposte a un numero spropositato di giorni all’anno di calore potenzialmente letale.
Inoltre l’incremento della popolazione anziana e la crescente urbanizzazione svolgerà un pericoloso effetto moltiplicatore degli indesiderati effetti.
Purtroppo la scellerata scelta di Trump di sottrarsi all’accordo sul clima di Parigi non permette alcun ottimismo sugli scenari futuri.

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