Ancora sulla nuova legge elettorale

Non soltanto la proposta scaturita dallo scellerato accordo tra PD-FI-M5S è un pasticcio che si ispira maldestramente alla legge elettorale tedesca.
Non soltanto non c’è la possibilità del voto disgiunto, prevista invece in Germania, ma di fatto i cittadini non potranno scegliere i loro rappresentanti, su esplicita richiesta del Partito Democratico infatti tornano i capilista bloccati, seguiti in ordine di assegnazione dei seggi dai vincitori dei collegi uninominali.
In altre parole sono i partiti a decidere chi va in Parlamento e non i cittadini.
Come se non bastasse ogni candidato, a discrezione assoluta del suo segretario di partito, potrà correre in un collegio uninominale e, per sicurezza, potrà portare sule spalle ben tre paracadute corrispondenti ad altrettanti posti di capolista nel listino proporzionale. Il combinato disposto dei due meccanismi, corsia preferenziale per i capilista e multicandidature, conferisce ai leader dei partiti un potere pressocchè assoluto sulla composizione dei gruppi parlamentari.
Ancora una volta il cittadino-suddito è relegato ad un ruolo di mera notifica dei desiderata dei capi bastone partitocratici.
Con l’aggiunta dello sbarramento del 5 per cento, i grandi partiti, nella fattispecie PD-FI e 5 Stelle sperano di comporre un sistema tripolare, facendo fuori tutte le altre forze politiche piccole o piccolissime.
Per questo Alfano si sta smarcando dal suo sodale Renzi e dichiara che è da febbraio che l’Omino di Rignano chiede di far cadere il governo per l’anelata rivincita elettorale dopo la batosta referendaria.
Chi fa veramente specie è pero’ il Movimento 5 Stelle che accetta di controfirmare una legge confusa, poco democratica, nei quali i cittadini ancora una volta non possono scegliere i propri rappresentanti per logiche di potere e di mero interesse elettorale.
L’Italia di fatto è consegnata ad una destra vecchia (Forza Italia), nuova (Partito Democratico) ed un movimento populista e qualunquista (5 Stelle) accomunati esclusivamente dalla volontà di accaparrarsi Parlamento e potere.

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