Scienza

Plutone: pianeta si, pianeta no…..

Nel 2006 la IAU (International Astronomical Union) ha ridefinito le caratteristiche affinché un oggetto spaziale sia denominato pianeta. Per essere definiti pianeti, questi oggetti devono orbitare intorno al Sole, essere abbastanza gradi in modo che la loro forza di gravità gli faccia assumere una forma sferoidale e spazzare i detriti cosmici dalla loro orbita.

Plutone, possiede soltanto i primi due requisiti e pertanto il 24 agosto del 2006 è stato ridefinito dalla IAU come pianeta nano con la sigla 134340 PLUTO. Da allora il dibattito tra astronomi, geologi e semplici appassionati sull’opportunità di questa retrocessione è divampato, assumendo toni e picchi particolarmente virulenti dopo le foto scattate dalla sonda New Horizon della NASA. Plutone con le sue cinque lune, le montagne ghiacciate, l’atmosfera criogenica mostra tutta la sua spettacolare e selvaggia bellezza e crea numerosi spunti, soprattutto dal punto di vista geologico, per rimettere in discussione la definizione di pianeta nano.

Kirby Runyon, specializzato in geologia planetaria, alla John Hopkins University, ha proposto una nuova definizione per i pianeti. Secondo Runyon si dovrebbe chiamare “pianeta” qualsiasi corpo celeste di massa inferiore a quella di una stella che abbia una gravità sufficiente a fargli assumere una forma sferoidale, indipendentemente dalla sua orbita.

Questa definizione se adottata farebbe proliferare i pianeti del Sistema Solare di diverse decine di pianeti ed altri se ne potrebbero aggiungere oltre la fascia di Kuiper, la regione che si estende da Nettuno per altre 20 unità astronomiche, costituita da corpi minori del sistema solare simile alla fascia principale degli asteroidi, ma 20 volte più estesa e da 20 a 200 volte più massiccia.
A margine di un dibattito che sostanzialmente si gioca sugli elementi da prendere in considerazione per formulare una convenzione in grado di definire gli oggetti spaziali, lo studio di Plutone e delle sue caratteristiche risulta estremamente importante per meglio comprendere la storia della formazione del Sistema Solare. I dati raccolti dalla sonda New Horizon lanciata il 19 gennaio 2006 ed entrata in contatto con Plutone il 14 luglio 2015, nove anni e mezzo dopo, sono stati inviati al centro di controllo della Nasa, alla velocità estremamente bassa tra 0,6 e 1,2 kilobit al secondo. La trasmissione dei dati è iniziata nel novembre 2015 per concludersi un anno dopo, adesso lo studio e l’analisi dei dati raccolti ci permetteranno di fare un piccolo passo avanti nella conoscenza di un mondo estremo di incomparabile e selvaggia bellezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.