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L’Angelo dalla faccia sporca

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Stagione 1958-59. Le cose non vanno benissimo per la Beneamata, i cugini dopo un anno di digiuno si apprestano a vincere il Campionato e la Fiorentina contende il secondo posto ai nerazzurri tenuti a galla dai goal di Antonio Valentin Angelillo.

Angelillo, argentino che sarà poi naturalizzato italiano era stato acquistato dal Boca Junior, l’anno precedente segnando nella sua prima stagione con l’Inter 16 reti.

Quest’anno, a sette giornate dalla conclusione del campionato, Angelillo ha già messo nel sacco 31 goal ed insegue il record di Borel II, stabilito con 32 reti nel lontano 1933/34.

La macchina del goal pero’ sembra essersi inceppata. Nonostante tutta la squadra lavori per far batter questo prestigioso record, Angelillo sembra aver smarrito la vena realizzativa.

Rimane a secco con Juventus, Triestina, Talmone Torino e Napoli. Si arriva cosi’ all’ultima giornata contro la Lazio.

Il primo tempo finisce 0 a 0. Angelillo ha le caviglie doloranti per i colpi dei difensori avversari che lo hanno sottoposto ad una marcatura cattiva ed asfissiante.

Il secondo tempo inizia con le stesse difficoltà, fino a quando viene concessa una punizione a circa venti metri dalla porta laziale. Angelillo prende la palla, la piazza con cura e poi la calcia con una violenza nella quale c’è tutta la frustrazione di un record a portata di mano e che sta sfumando.

La palla entra in rete. Trentadue goal, Borel II è raggiunto. Poi San Siro esplode di nuovo, l’Angelo dalla faccia sporca, cosi era soprannominato insieme agli altri argentini Sivori e Maschio, segna il suo secondo goal. Il record è suo e lo sarà per sempre nei campionati a 18 squadre.

Quello che Angelillo non poteva sapere e che quella stagione, dove l’Inter si classificherà terza, dietro Milan e Fiorentina, sarà il suo canto del cigno. Nelle due successive stagioni con la Beneamata segnerà rispettivamente 11 ed 8 goal con fra l’altro poche presenze.

La colpa di questo declino cosi repentino in un calciatore che ha appena 23 anni vengono attribuite dalla stampa alla sua relazione con una fascinosa cantante da night, separata dal marito, che si divide tra il Piccolo Bar e La porta d’ora dove canta in spagnolo con il nome d’arte di Ilya Lopez. Si nome d’arte perché lei in effetti è una bresciana che all’anagrafe fa Attilia Tironi.

Nel 1960 Angelo Moratti ingaggia Helenio Herrera per riportare l’Inter a lottare per lo scudetto. A quello che di li a qualche anno sarebbe stato soprannominato Il Mago Angelillo non piace. Ad Accaccone, cosi il grande Gianni Brera amava chiamare Herrera, non piacevano i solisti e il calcio bailado di Angelillo, se ne fotteva anche degli schemi il suo credo era correre, correre, correre: dietro la palla o gli avversari, a secondo delle fasi di gioco, magari in modo organizzato, per questo quell’anno comprerà Luisito Suarez dal Barcellona.

Angelillo verrà venduto alla Roma con una clausola che impedisce alla squadra della capitale di vendere il giocatore agli odiati cugini per almeno 4 anni. Non si sa mai. Angelo Moratti, al contrario del figlio Massimo era prudente ed oculato in certe dinamiche di calcio mercato (vedi i casi di Ronaldo, Ibra e lo stesso Balotelli).

Nella Roma Angelillo cambia posizione in campo, arretra giocando da centrocampista e fa quattro buone stagioni, eccetto la prima, con uno score complessivo di 27 goal e 106 presenze vincendo una Coppa delle Fiere e la Coppa Italia 1963-64.

Nell’estate del 1965 si trasferisce al Milan di Liedholm, dove pero’ è malvisto dalla tifoseria, per la sua lunga militanza nell’Inter. Disputa una stagione mediocre con 11 presenze e una rete. Passa quindi l’anno dopo al neopromosso Lecco dove disputa una stagione anonima conclusasi con la retrocessione in serie B.

Cercherà il rilancio tentando di passare al Napoli grazie alla raccomandazione del suo amico Sivori, ma l’infortunio di quest’ultimo farà saltare l’operazione.

Ritorna quindi al Milan in cerca di un’attaccante di esperienza che faccia il panchinaro e li coglie l’unico scudetto della sua carriera con 3 presenze ed un goal all’attivo.

Angelillo non se la passa bene, ha bisogno di giocare, e quindi l’anno dopo accetta la Serie B con il Genoa, dove disputa 22 partite segnando 5 reti.

L’anno successivo, nel 1969, passa all’Angelana, una squadra dilettantisca, dove ricoprirà il doppio ruolo di calciatore-allenatore fino al 1971, anno del suo ritiro dalla scena agonistica.

Oggi Angelillo vive ad Arezzo ed è stato uno dei migliori osservatori dell’Inter per il mercato sudamericano, a lui dobbiamo l’acquisto fra gli altri di Javier Zanetti ed Ivo Ramiro Cordoba.

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