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Giovani buchi neri crescono

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Secondo la teoria corrente perché si formino black holes supermassicci, ovvero con una massa di milioni o di miliardi di quella del Sole, occorre qualche miliardo di anni. Eppure questa teoria cozza contro l’osservazione di più di una ventina di questi mostri del cosmo, attivi dopo appena 800 milioni dal Big Bang.

Un’apparente contraddizione che è stata risolta attraverso sofisticate simulazioni al computer da una collaborazione internazionale di ricerca i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Astronomy.

La possibilità di crescita estremamente rapida, per i tempi cosmologici, di buchi neri super massicci dipenderebbe dall’incapacità di formare nuove stelle in una galassia a causa dell’estrema radiazione emessa da un’altra galassia vicina, che per cosi’ dire, gli ferma lo sviluppo.

A questo punto la galassia penalizzata cresce solo fino ad un certo punto e poi collassa formando un buco nero che si nutre di polveri, gas e stelle morenti.

Questo processo potrebbe durare non più di 100.000 anni, un tempo brevissimo su base cosmologica e poche centinaia di migliaia di anni dopo il “giovane” buco nero diverrebbe un black hole super massiccio con una massa miliardi di volte quella del nostro sole.

Ma quale sarebbe il meccanismo perché una galassia riesce ad uccidere una sorella vicina dando vita al processo di formazione di black holes supermassicci?

Nell’universo primordiale le stelle si possono formare dal raffreddamento dell’idrogeno molecolare che di solito avviene abbastanza lontano dal buco nero che si annida al centro della galassia.

Secondo alcuni ricercatori le radiazioni emessa da una galassia di grandi dimensioni vicina puo’ favorire la scissione dell’idrogeno molecolare in idrogeno atomico innescando il conseguente collasso della galassia “colpita”. Per ottenere questo risultato la galassia in questione deve essere almeno 100 milioni di volte più massiccia del sole.

I ricercatori sperano di poter avvalorare la loro teoria quando sarà disponibile il James Webb Space Telescope, il successore del telescopio spaziale Hubble, che dovrebbe essere lanciato entro la fine del 2018.

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